Title: Rules Have Changed

Author: **Ardespuffy**

Written: agosto 2006 – tempo record, una settimana!

Disclaimer: tutto appartiene a Josssssss Whedon, alla ME, alla UPN ecc……… -__-

Feedback: siiiiiiiiii per favore! ericadia@alice.it

Pairing: assolutamente, rigorosamente, inevitabilmente Spuffy!!!

Time: 6^ serie di BtVS, subito dopo “Older and Far Away – Il compleanno di Buffy”

Spoiler: più o meno tutte le serie Spuffy, fino a questo episodio

Rating: PG13

Subject: quante volte avremmo voluto rovinare il bel faccino di Buffy, per il modo in cui ha trattato l’Adorabile Spike nella sesta stagione??? Bè, in questa fanfic, la Cacciatrice è un tantino più… intelligente? ;-)

 

 

NOTA: il titolo è tratto da ciò che Spike dice a Warren in 6x09 “Smashed”, parlando del chip…

 

 

 

 

Guardo con disapprovazione le unghie laccate di rosa. Lo smalto è già scheggiato, mi toccherà metterlo di nuovo.

Ma è mai possibile che, con il lavoro (o meglio, *i* lavori, plurale) che faccio, non possa neanche pensare di prendermi cura del mio corpo, come fanno tutte le donne normali?

Ehi, aspetta un attimo. Quasi l’avevo dimenticato.

Io non sono una donna normale!

Sbuffo rumorosamente e lancio l’ennesima occhiata truce all’orologio a parete.

L’ idiota è in ritardo.

Stamattina il mio karma è pessimo. Ho alle spalle si e no due ore di sonno, che con il mio stile di vita sono assolutamente insufficienti. In più, sono qui da un’ora, ad aspettare un cretino ossigenato che non si degna di saltar fuori.

Nessuna sorpresa che sia leggermente nervosa, no?

Tanto più che io il Magic Box lo detesto. Ho ancora un pessimo, pessimo ricordo della mia recente (ed interminabile) esperienza come commessa. Ancora adesso, ogni volta che sento suonare l’irritante campanellino della porta, mi viene la pelle d’oca.

Ennesima occhiata all’orologio.

Dio, mi sento scoppiare. Temo di essere nel bel mezzo di un attacco di pura claustrofobia. O quello, o è la menopausa che si avvicina.

Devo alzarmi, muovermi, uscire. Ma per andare dove? Dawn è a scuola, Will e Tara all’Università, e al Doublemeat ho il turno pomeridiano. L’unica è restare qui, dunque.

Certo, so cosa state pensando. Ci sarebbe anche la cripta di un certo vampiro… ma naturalmente è fuori discussione. Per un bel po’ di motivi.

Primo fra i quali, il fatto che sta venendo lui qui.

Ok, forse è il caso di fare un passo indietro, visto che probabilmente adesso siete perplessi.

Prima che partiate in quarta, no, Spike ed io non siamo una coppia! Ho detto di no! E in ogni caso, non lo porterei mai qui senza una buona ragione, con Xander e Anya immersi nell’ultimo numero di “Tomorrow’s Bride” (quanti diversi tipi d’abito da sposa potranno mai esistere, al mondo? Voglio dire, non mi sembrava ce ne fossero così tanti, quando un paio di anni fa stavo per sposar… ehm… gran brutto ricordo!).

Tornando a noi, bè…

D’accordo, Spike sta venendo qui. In teoria. In pratica, non mi sembra proprio. Ma insomma, tante struggenti dichiarazioni d’amore, e quando ne avrebbe l’occasione non si fa vedere?

Lo detesto.

Ok, non è vero. Se lo odiassi davvero, non avremmo avuto quella dannata conversazione, questa notte, e adesso non sarei qui ad aspettarlo.

Cioè, vi rendete conto?

Io sto aspettando Spike!

Non dovrebbe essere il contrario?? Voglio dire, è lui quello super innamorato, no? E’ lui quello dei pedinamenti, e gli appostamenti notturni, e… e gli effetti speciali.

Ve la ricordate la faccenda di Drusilla? Ma si, quando ha ben pensato di incatenarmi nella sua confortevole (anche se in quel momento, ve lo assicuro, non era poi così comoda!) cripta, per confessarmi i suoi sentimenti…

Urgh.

Urgh la storia delle catene, intendo. Perché è così fissato con questa roba?? Corde, manette… tutto ciò che serve a impedire i movimenti, pare gli piaccia tantissimo.

Bah. Ho rinunciato da molto tempo a comprendere la perversa mentalità dei vampiri.

Va bene, sto divagando. Il fatto è che non è facile spiegare cosa mi ha portato ad invitare qui Spike. Non so neanch’io come sia iniziata questa storia.

Dunque, la scorsa notte, dopo il solito giro di ronda, sono… uh… andata da lui, e… ehm… devo proprio spiegarvi tutto?? Ad ogni modo, tra le… *altre* cose, siamo finiti col parlare della nostra… bè, ecco. E’ più forte di me, non ce la faccio a chiamarla “storia”. Comunque, avete capito, no?

Si, insomma, abbiamo parlato, e…

C’è da premettere che mi sentivo ancora in colpa per come l’avevo trattato alla festa (tanto più che non l’avevo nemmeno invitato). E anche per la storia dello pseudo omicidio. Vale a dire, per averlo pestato davanti la centrale di polizia, quando pensavo di aver ucciso quella ragazza (Katy, o qualcosa di simile).

Insomma, siccome mi sentivo in colpa con lui, sono stata più… ehm… carina del solito, ed è finita che mi sono messa nei guai con le mie stesse mani.

Datemi retta, mai compromettersi con vampiri feticisti. Prendono tutto tragicamente alla lettera.

Guardo di nuovo l’orologio (sarà solo la sessantaduesima volta in dicei minuti). Ma perché il tempo passa sempre del modo sbagliato? Quando non hai assolutamente nulla da fare, ogni istante sembra interminabile… e quando invece ti diverti, arriva subito l’alba!

Ehi, no, aspettate! Non volevo dire questo! …Ma il concetto mi sembra chiaro, no?

Basta, non ne posso più. Devo fare qualcosa. Sono o non sono la Cacciatrice, dopotutto? Mi sembra normale che non riesca a passare troppo tempo seduta attorno ad un tavolo (specie se al tavolo in questione ci sono due rivoltanti e fastidiosissimi piccioncini come quelli che ho di fronte in questo momento).

Un bel po’ di violenza. Ecco cosa ci vuole.

… No, prima che vi venga in mente, non sto parlando di fare a fettine Anya e Xander, anche se la cosa è terribilmente allettante. Voglio solo fare un po’ di esercizio. Anche se, da quando il sig. Giles se n’è andato, l’addestramento è diventato molto meno eccitante.

…Oh, vi prego, no! Non eccitante in quel senso!

E, a proposito di non eccitante… che fine ha fatto Spike? Si, perché, in teoria, è proprio con lui che dovrei allenarmi. Insomma, schivare coltelli volanti non è proprio facilissimo, se non hai nessuno a lanciarteli. Quindi, mi serve qualcuno che possa farlo. E che, possibilmente, sia abbastanza forte da allenarmi anche nel corpo a corpo.

E chi meglio di Spike, per un… ehm… corpo a corpo?

Rispunto a fatica dal baratro di pensieri V.M 18 in cui sono caduta, e mi alzo in piedi, diretta verso la palestra sul retro. Nelle mie intenzioni, dovrei semplicemente sgattaiolare via senza farmi sentire, così da evitare inutili domande: ma quando mai qualcosa va come dico io?

Infatti, il mio fedele Rilevatore di Movimenti personale (as Xander) si mette subito in funzione, bloccandomi con un: “Ehi, Buff, dove vai?”.

Sfodero il mio proverbiale Sorriso Finto (che mi è stato utile in un bel po’ di occasioni, specialmente da quando sono… tornata): “Oh, avevo pensato di allenarmi un po’! Non posso mica trascurare la forma fisica solo perchè il sig. Giles se n’è andato, no?” dico allegramente, e senza aspettare una replica, mi affretto verso la palestra.

Avrei una mezza intenzione di avvisare Xander della possibile comparsa di un certo ossigenato, ben sapendo che, se non lo facessi, probabilmente volerebbero paletti… ma, dopotutto, mi dico, potrò sempre uscire allo scoperto e salvare la situazione in extremis, se dovessi sentire delle urla (del tipo, per intenderci: “E tu che diavolo ci fai qui, Capelli d’oro???!!”).

Così decido di lasciar perdere.

 

Appena mi chiudo la porta della palestra alle spalle, provo un istintivo sollievo. Armi e pesanti attrezzi su cui sfogare il mio malumore: cosa posso chiedere di più dalla vita??

Comincio col pungiball. Non indosso nemmeno i guantoni: stamattina non ne ho bisogno.

Pugno dopo pugno, colpo dopo colpo, sento pian piano la tensione sciogliersi, i nervi rilassarsi. Niente riesce a calmarmi meglio di un po’ di sano combattimento. Meglio ancora se con una persona reale. Ma non mi sembra che questo posto pulluli di kamikaze ansiosi di sfidare la Cacciatrice…

Per rilassarmi davvero, comunque, immagino che il pungiball abbia gli occhi azzurri e i capelli decolorati: così, dopo ogni colpo, mi sento infinitamente meglio.

Quando ne ho abbastanza, passo agli esercizi d’atletica: ma si, tutta quella roba stile cheerleader che piaceva tanto al mio beneamato Osservatore (che, per Osservare meglio, ha ben pensato di lasciare il Paese…).

Comincio con qualche ruota, un po’ di spaccate, qualche verticale. Infine, passo agli esercizi sul cavallo.

Ed è proprio mentre sono nel bel mezzo di una capriola aerea che mi sento afferrata per la vita e portata a terra.

Il mio primo istinto sarebbe quello di urlare, o divincolarmi: ma mi basta un attimo, e riconosco il profumo che mi avvolge. Lo stesso che sento ogni notte, dopo la ronda, da qualche mese in qua.

E poi, le mani che mi cingono possessivamente i fianchi sono pallide e… fredde.

A questo punto, decisamente non ci vuole un genio per capire chi è il mio misterioso assalitore.

Mi volto di scatto ed esibisco una delle mie migliori occhiatacce: “Si può sapere che diavolo ti salta in mente?? Potevo anche farmi male, lo sai?” protesto, divincolandomi bruscamente dalla presa.

Spike se la ride, per niente preoccupato: “Scusa tesoro, ma non mi avevi sentito arrivare!”.

Mi guarda con la sua solita faccia da schiaffi, un guizzo malizioso negli occhi: “E poi, eri così sexy, mentre volteggiavi lì sopra, che non ho resistito alla tentazione di toccarti…” aggiunge con un ghigno, impossessandosi nuovamente dei miei fianchi, e attirandomi a sé.

Gli dò una piccola botta sul braccio, sbuffando: “Certo, chissà quanto sarei stata sexy, spiaccicata per terra con una gamba rotta!”.

Spike continua, imperterrito, a sorridere (ma quanto è irritante??!): “Le ragazze con una gamba sola sono prede più facili…” commenta brioso, sollevandomi leggermente da terra e facendomi sedere sul cavallo, alle mie spalle.

“Spike! Che cavolo fai??” protesto, ma lui mi posa casualmente le mani sulle gambe e, avvicinando il suo viso al mio con collaudate mosse da seduttore incallito, sussurra: “Non mi hai ancora salutato come si deve…”

Lo guardo arricciando le labbra, seccata: “Va bene, come vuoi tu: buongiorno, razza d’ idiota!”

Spike (che sembra particolarmente di buonumore, stamattina – proprio come me!) non pare affatto scoraggiato dalla mia acidità. Si avventa sul mio collo, baciandolo e mordicchiandolo con dolcezza, finchè non ottiene il suo scopo: strapparmi un sospiro.

A quel punto arretra per guardarmi, con quel suo fastidioso, tipico, sorrisino: “Lo sai, i capelli corti hanno un vantaggio: ti lasciano scoperto questo bel collo…”

Prima che parta di nuovo all’attacco, lo blocco, afferrandolo per i capelli e allontanandolo (non troppo bruscamente, comunque): “Smettila!” sbuffo, tenendolo a distanza di sicurezza. Si perché, onestamente, non so come andrebbe a finire, se gli permettessi di… lasciarsi prendere la mano. O meglio, lo so fin troppo bene; ma non posso permettere che accada. Insomma, devo forse ricordarvi chi c’è nella stanza accanto?

E a questo proposito…: “Come hai fatto ad arrivare fin qui? Avevo messo i miei amici di guardia” mento spudoratamente.

E Spike lo capisce al volo, perché inarca un sopracciglio, divertito: “Ah, davvero? Cos’è, hai bisogno dei bamocci per tenermi alla larga?” chiede, posando le braccia ai lati dei miei fianchi, sul cavallo, come ad intrappolarmi. Se lo crede un gesto minaccioso, mi spiace proprio deluderlo: è molto più spaventosa mia sorella quando è in piena sindrome pre-mestruale.

“Non sembrava che avessi tanta voglia di liberarti di me, l’altra notte…” commenta, con un sorriso che dire *allusivo* è poco. “E comunque, devo proprio dirtelo, passerotto: i mocciosi sono pessimi cani da guardia. E’ bastato dire che ero qui per gli allenamenti, per incantarli” aggiunge, sporgendosi pericolosamente verso di me.

Ok, ora stiamo decisamente oltrepassando il limite della distanza di sicurezza; mi tiro impercettibilmente indietro: “Spike, tu sei qui per gli allenamenti!” sospiro, nel mio miglior tono ragionevole.

Solo che lui non sembra per niente ragionevole: “Oh, davvero?” mormora, leccandosi le labbra col suo solito fare sensuale. “Pensavo che, visto che siamo qui entrambi, avremmo potuto…”

Il resto della frase viene sussurrata al mio orecchio, e mi fa arrossire all’istante.

Lo spingo via, ma lui è più veloce: mi prende per la vita e mi trascina con sé.

Prima ancora di rendermene conto, mi ritrovo letteralmente incollata alla sua bocca (contro il mio volere, s’intende!).

Mentre mi bacia, Spike mi solleva, posandomi di nuovo sul cavallo. Cerco di staccarmi, ma è inutile: ormai abbiamo passato il limite.

Mi arrendo. Gli getto le braccia al collo e lo stringo a me, allacciandogli le gambe intorno alle anche. Sento le sue mani corrermi lungo le cosce, e gli infilo le mie sotto la camicia nera.

So bene che dovremmo fermarci, ma… insomma, vorrei vedere voi: mica è facile, con uno come Spike!

Aspetta, cosa avete capito?? Nel senso che è molto insistente, non per altro! Quindi, piantatela subito con quei sorrisetti maliziosi!!!

Lo allontano con gentilezza dalla mia bocca per respirare, e lui comincia a torturare il mio lobo sinistro. Mi impossesso di nuovo delle sue labbra e inizio a sbottonargli la camicia, mentre le sue mani scivolano sotto la mia maglietta. Il contatto tra la mia pelle, calda per lo sforzo fisico dell’allenamento, e la sua, candida e fredda come la neve, mi manda letteralmente in estasi.

La Cacciatrice che c’è in me probabilmente adesso è disgustata; ma non posso fare a meno di pensare che ogni donna, almeno una volta nella vita, dovrebbe provare una cosa del genere. Voglio dire, i vampiri sono molto diversi dagli esseri umani. E, fidatevi di me… non è sempre un fattore negativo!

La camicia di Spike è ormai finita per terra, e sento che la mia t-shirt sta per fare la stessa fine… quando ad un tratto vengo folgorata da un pensiero, e lo spingo via di scatto.

Tranquilli, niente di grave… mi sono solo ricordata dei miei amici nella stanza accanto!

Se vi state chiedendo quale complicato processo mentale mi abbia portato a questa sconvolgente constatazione, bè… avete presente le mie perverse illazioni sulla sfacciata sensualità dei vampiri? Ecco, credo di aver pensato qualcosa del tipo: “Neanche un demone millenario come Anya ha mai provato una cosa del genere” e… puff!

Spike, ora vestito solo della solita maglietta nera, barcolla all’indietro e mi guarda, sorpreso. Mi ricompongo in fretta e salto giù dal cavallo, sistemandomi i pantaloni con le mani.

Incrocio il suo sguardo e sbuffo: “Smettila di guardarmi in quel modo. Non possiamo”.

E lui, che fa sempre quello che gli dico di fare, smette di fissarmi stupito, e cambia espressione: ora ha l’aria delusa, il che è molto, molto peggio.

Mi chino a recuperare la sua camicia e gliela porgo, con un gesto spazientito. Meglio che si rivesta. Decisamente meglio che si rivesta.

Ma lui non lo fa. Si limita a raccogliere la camicia e a guardarmi, sporgendo leggermente il labbro inferiore… sa che non posso negargli nulla, quando fa così, e… oh, al diavolo!!!

Quasi gli salto addosso, baciandolo come se ne andasse della mia sopravvivenza. Lui getta di nuovo la camicia per terra e mi stringe, lasciando correre le mani su e giù lungo il mio corpo.

Sto per spingerlo a terra e mettermi a cavalcioni su di lui, per poi fare cose assolutamente vietate ai minori di quarantadue anni… ma mi arriva alle orecchie la risata di Anya, e di nuovo mi blocco.

“Spike” sussurro, scostandomi da lui “Smettila, ti prego. (ti prego? Sto davvero pregando Spike??) Non possiamo. Non qui!” aggiungo, pentendomene immediatamente.

Infatti Spike mi guarda con il suo solito ghigno e suggerisce: “Bè, allora andiamo da qualche altra parte. Cerchiamoci un posticino tranquillo, e poi…” inarca il sopracciglio sinistro con eloquenza. Non c’è davvero bisogno di aggiungere altro. Si passa la lingua sui denti, in un modo così dannatamente sexy che sento il mio basso ventre contrarsi in una fitta.

Si avvicina e mi accarezza sensualmente il collo, guardandomi con il viso inclinato da un lato: “Andiamo, Cacciatrice…” mormora lascivamente. Si china su di me, sfiorandomi l’orecchio con le labbra mentre aggiunge: “… lo so che lo vuoi anche tu!”.

Il suo sussurro mi fa rabbrividire (o forse è il sospiro freddo che sento sul mio collo?). Deglutisco e di nuovo lo allontano, ma ormai non inganno più nemmeno me stessa.

Lo guardo, e un attimo dopo ho già deciso: “… E va bene!” sbotto, come se gli stessi facendo chissà che favore.

Spike sogghigna, palesemente soddisfatto, e mi porge il braccio, stile cavaliere ottocentesco. Lo guardo come se fosse completamente pazzo, ma in effetti sto sottovalutando uan cosa: Spike è un cavaliere ottocentesco. O meglio, William lo era. Dubito che l’attuale Spike corrisponda molto alla descrizione, anche se le mie conoscenze storiche non sono esattamente quelle del sig. Giles. O di Willow. Insomma, non sarò una cima, ma una cosetta o due le so sull’età vittoriana.

… Perché era l’età vittoriana, vero?

Spike mi fissa perplesso. Dev’essersi accorto che sono soprappensiero, anche  se dubito fortemente possa intuire che tipo di idee mi stiano occupando la mente. Sicuramente non sono le stesse che stanno tenendo impegnato lui, comunque.

Urgh. Temo proprio di sapere cosa lui stia pensando…

Rifiuto il braccio – forse non se n’è accorto, ma non siamo più nella sua epoca – e lo precedo verso la porta. Spike mi segue, come un cagnolino fedele che aspetta docilmente il suo osso.

La cosa grottesca?

Il suo osso sono io.

 

********

 

Appena apro la porta, però, mi rendo conto di una cosa: non ho ancora pensato a che scusa trovare con i miei amici. Insomma, non credo sarebbe un’eccellente idea dirgli che vado a fare sesso nella cripta di un vampiro. Con un vampiro. E in ogni caso, nel nostro gruppo abbiamo già una sfacciata ninfomane con una propensione per la poligamia (ricordate la faccenda dei due Xander? Anya voleva tenerseli entrambi, e non certo per giocarci a domino!).

E poi, c’è da tener presente che Spike non è esattamente il primo della lista *Possibili Fidanzati di Quella Zitella di Buffy* (lista amorevolmente redatta dai miei cosiddetti migliori amici, i quali sembrano pensare che io sia del tutto incapace di trovarmi un uomo da sola). Anzi, credo che sia il… ehm… penultimo. Subito dopo Angel, e subito prima di Clem.

A questo punto mi domando proprio chi ci sia al primo posto. Riley Capitan America? (Lo so, passo troppo tempo con Spike!). O forse Richard lo Slavato? In entrambi i casi, preferisco non saperlo.

Esco dalla palestra con Spike alle calcagna. Il mio cervello sta correndo ad una velocità preoccupante. Non credo che andasse così forte nemmeno quando ho affrontato l’ultima volta quella simpaticissima strega di Glory, mentre cercavo di capire come toglierla di mezzo senza stroncare la giovane vita di mia sorella.

Bè, alla fin fine una soluzione l’ho trovata, no?

Sarebbe davvero fantastico se io e Spike riuscissimo ad arrivare alla porta, raccattare la fedele coperta che si trascina sempre in giro, e andarcene senza farci notare: ma, su una scala da 1 a 100, quante possibilità abbiamo?

Così non ci provo neanche, e gli faccio segno di fermarsi quando arriviamo davanti al tavolo.

Anya sta blaterando qualcosa su certe applicazioni in tulle arancione (!), e Xander la ascolta rassegnato, emettendo di tanto in tanto qualche gemito di disapprovazione. Per questo, quando si accorge di me e Spike lì accanto, sembra vagamente sollevato e coglie subito l’occasione per distrarsi:

“Allora, finiti gli allenamenti?”.

Io e Spike ci scambiamo un’occhiata del tipo: “Non abbiamo neanche iniziato!”. Se solo il mio amico si rendesse conto della gaffe pazzesca che ha appena fatto…

Naturalmente faccio finta di niente, ed esibisco il mio celebre (come avete fatto ad indovinare?!?) Sorriso Finto: “Oh, noi… ecco, pensavamo… cioè, io pensavo… che sarebbe meglio spostarci nella cripta di Spike, così non correremmo il rischio di… ehm… rompere qualcosa!” blatero, anche se non ho la minima idea di quello che ho appena detto.

Xander mi fissa leggermente perplesso e, cosa ancora più preoccupante, anche Anya solleva per qualche decimo di secondo lo sguardo dal “Tomorrow’s Bride”. Per non parlare poi di Spike, che mi ha appena lanciato un’occhiata stupita.

Cos’è, sono diventata una cosa da guardare?? Perché ho gli occhi di tutti puntati addosso??!

Faccio un altro tentativo di salvare la situazione: “Voglio dire, così staremmo più larghi e… ehm… tranquilli”.

A queste parole, Xander alza le sopracciglia con aria notevolmente sorpresa, e Spike avvampa.

Ok,  come non detto… temo di aver rovinato tutto.

“Cioè, non che ci sia bisogno di… ehm… solitudine per… urgh… fare quello che io e Spike dobbiamo fare… allenarci, ovviamente… è solo che… pensavo che… insomma, noi…” Qualcuno può dirmi che fine ha fatto il mio cervello??

Fortunatamente, Spike viene in mio soccorso, dimostrando che almeno la sua materia grigia non è in vacanza alle Baleari: “Non vogliamo disturbarvi, ecco. Insomma, magari non adesso, ma forse, più tardi, dato che non ci sono clienti, voi potreste volere… uh…”

Fa dei gesti piuttosto eloquenti, e le sopracciglia di Xander raggiungono il soffitto. Non ci sarebbe bisogno di dire altro… ma naturalmente, qualche Lingua Lunga di mia conoscenza non è d’accordo.

Anya, infatti, solleva istantaneamente lo sguardo dalla rivista e si illumina in viso: “Fare sesso! Ma certo!”.

Io e Spike siamo letteralmente annichiliti, e anche leggermente preoccupati: che abbia capito…?

No, per fortuna no. Anya non ha capito un bel niente. Ha solo completato – nel suo solito modo esplicito e anti-diplomatico – la frase di Spike.

Xander, che nel frattempo è diventato di tutti i colori, si volta ad ammonire la sua esuberante futura moglie (anche se, dopo questo episodio, comincio a dubitare che avrà davvero luogo un matrimonio…). Io e Spike ci scambiamo una rapida occhiata, e decidiamo di approfittare del momento per battere in ritirata.

“Allora noi… andiamo!” esclamo, afferrando Spike per un braccio e trascinandolo verso la porta. Lui recupera il suo personalissimo Salva-vita Beghelli, io apro la porta e, dopo un ultimo, teatrale cenno di saluto, ci dileguiamo.

Quanto può essere complicato fare un po’ di sesso?

 

                                                        ********                  

 

Mi giro su di un fianco e guardo Spike.

E’ profondamente addormentato; cosa che non dovrebbe esattamente stupire, dato che ha questa strana propensione a riposare di giorno. In effetti, rifletto, forse non è stato molto generoso da parte mia chiedergli di venire al Magic Box di primo mattino, visto che equivale a notte fonda, per lui.

In ogni caso, quello che veramente mi sorprende è il modo in cui dorme.

Voglio dire… è troppo tranquillo. Innanzitutto, la mancanza di respiro lo fa sembrare leggermente… morto, rende bene l’idea?

E poi, se ne sta qui, placidamente sdraiato, supino, e ha un’aria così… così serena, ecco. Non è proprio così che immaginereste un vampiro, no?

Ma, del resto, ho imparato a mie spese che Spike non è un vampiro normale.

Sospiro e mi siedo lentamente sul bordo del letto. Ho ancora i muscoli indolenziti, accidenti a lui. Forse dipende da quella performance non particolarmente rilassante sulla sua… bara. Detto così sembra un tantino macabro, o è solo una mia impressione?

Aspetto qualche secondo e poi mi alzo, cercando di non fare troppo rumore. Dopotutto, mi dispiacerebbe svegliarlo. Si merita un po’ di riposo, dopo tutte le energie che ha speso… Anch’io mi farei volentieri una bella dormita, ma purtroppo non posso. Dawn non ha lezioni, questo pomeriggio (perché, quando andavo io al liceo, i miei insegnanti non si ammalavano mai, mentre quelli di mia sorella sembrano soffrire di qualche rara epidemia cronica?), quindi torna a casa per pranzo. Non voglio lasciarla sola, anche perché si aspetta sicuramente di stare un po’ con me. E poi, dopo tutto il casino che è successo alla festa di compleanno, voglio passare più tempo con lei. Mi ha fatto sentire schifosamente in colpa, con tutta quella storia che la trascuro. E se c’è una cosa che odio, è proprio sentirmi in colpa.

Gironzolo per la cripta, barcollando per il temporaneo mal funzionamento delle mie gambe, alla ricerca dei miei vestiti. Conoscendo Spike, potrebbero essere ovunque. Una volta ho scambiato i suoi boxer per la mia coulotte. Per fortuna me ne sono accorta subito, ma è stato così imbarazzante! Specialmente perchè lui l’ha notato, ed è rimasto per un tempo interminabile a fissarmi con un ghigno idiota stampato sulla faccia.

E’ che non sono molto abituata a vedere biancheria di Spike in giro. Di solito non la porta…

In qualche modo riesco a recuperare i miei vestiti senza svegliarlo, e mi ritrovo davanti ad un dubbio amletico: dovrei lasciargli un biglietto, come probabilmente lui si aspetta, in seguito alla nostra conversazione dell’altra notte… oppure dovrei andarmene e basta, magari imprecando ad alta voce, come faccio di solito?

Resto per qualche minuto ferma in piedi, alla base delle sale, sentendomi una perfetta idiota, mentre penso a cosa fare. Lo guardo dormire e… si, insomma, mi intenerisco. Sorpresa! Anche la grande Cacciatrice ha un cuore!

Sbuffando, salgo al piano (se così si può chiamare) di sopra, cercando prebellici articoli di cancelleria. Trovo una specie di quaderno con la copertina in pelle nera, e ne strappo un foglio. Prendo una penna (temevo di trovare stilo e calamaio), e inizio a scrivere:

 

Ben svegliato!

Sono tornata a casa per pranzare con Dawn,

visto che oggi torna prima da scuola.

Il  pomeriggio sono di turno al Doublemeat, e la sera

vado al Bronze. Almeno credo.

Ti dico tutto questo

nel caso dovessi aver bisogno di me,

più tardi.

Così almeno sapresti dove trovarmi se,

non so,  spuntasse fuori

qualche grosso demone da sistemare…

Ecco tutto.

Conoscendoti, immagino che ci vedremo più tardi,

quindi ora ti saluto.

 

Buffy

 

 

Rileggo le ultime righe e faccio una smorfia. Decisamente non vincerei mai una gara di poesia, questo è certo. Ho l’impressione che sia un po’ troppo brusco… freddo, ecco. Come se Spike fosse l’ultimo degli estranei.

Esito a lungo prima di aggiungere qualcosa di cui, lo so già, mi pentirò tra circa un secondo e mezzo:

 

Tua

Buffy

 

 

********

 

Doublemeat Palace: la Bocca dell’Inferno.

Ho affrontato molte cose, nella mia vita. Un paio di volte sono anche morta. Ho combattuto contro ogni genere di ributtante creatura. Ma niente, niente di quello contro cui ho lottato negli ultimi anni, aveva un odore anche solo paragonabile al ripugnante olezzo che domina incontrastato qui dentro. Mi chiedo se qualcuno lo pulisca mai, questo posto.

L’unica cosa che viene regolarmente sgrassata è la Macchina Immonda (la friggitrice): lo so per certo perché, guarda caso, tocca sempre a me! Certo, c’è anche chi sta peggio: la povera Sophie, ad esempio, è l’addetta alla piastra per gli hamburger…

Probabilmente adesso vi starete chiedendo cosa c’è di male negli hamburger. Nulla, in effetti. Ma quando in un posto del genere ci lavori, ogni cosa perde la sua attrattiva. Comprese le patatine fritte.

Guardo l’orologio e traggo un sospiro di sollievo. Il mio turno volge al termine.

Ma questo non mi impedisce di prendermi un’ultima pausa, giusto?

Così mi tolgo l’orripilante (Sophie lo trova *allegro*!) cappellino con la mucca, e vado a sedermi in una stanzetta sul retro, pomposamente definita: “Spogliatoio”. In realtà, a meno di non desiderare qualche bella malattia virale, non capisco proprio come si possa pensare di cambiarsi lì dentro.

Mi accascio su una panca e sbadiglio rumorosamente. Sono davvero a pezzi. Ho dormito poco, e Spike mi ha… stancata parecchio.

Ripenso al biglietto che gli ho lasciato. In teoria, potrebbe venire a trovarmi da un momento all’altro, e mi sorprendo a sperare che lo faccia. Almeno sarebbe un cambiamento, nella squallida routine di questo inferno.

Mi torna in mente tutto ad un tratto l’ultima volta che Spike si è presentato qui. Ricordo molto bene com’è andata a finire… Rabbrividisco, mentre i flashback di questa mattina si impossessano contro il mio volere della mia mente. Dio, è stato così… wow. Non ho parole migliori per descriverlo.

Scuoto vigorosamente la testa, per scacciare le immagini che l’hanno popolata. Cattiva, Buffy, cattiva!!

Proprio in quel momento – quasi ad intercettare i miei pensieri più spinti – la porta si apre e appare Sophie, con un timido sorriso sul volto: “Buffy? Scusa se ti ho disturbato, ma c’è qualcuno che vuole vederti” dice con gentilezza, e mi ritrovo a ricambiare il suo sorriso.

“Non preoccuparti. Ma chi è?” chiedo, anche se ho come la sensazione di saperlo già.

Sophie conferma i miei (migliori? peggiori?) sospetti: “Oh, credo che si tratti del tuo… bè, ragazzo” mi fa, un po’ incerta.

Sospiro: “Per caso ha dei bizzarri capelli biondi, ed è vestito come un nostalgico punk retrò?”.

Lei sembra un po’ perplessa, mentre annuisce. Probabilmente si chiede come mai parli in questo modo del mio cosiddetto ragazzo… 

Mi alzo e la seguo fuori dallo *spogliatoio*. Ma quando arriviamo in sala, di Spike non c’è traccia. M volto verso Sophie con aria interrogativa, e lei mi indica la finestra: “Credo ti stia aspettando fuori”.

Bè, in effetti come biasimarlo, visto l’adorabile aroma che sprigiona questo posto?

Mi passo una mano tra i capelli, nel vano tentativo di sistemarli, ed esco.

La mia collega aveva ragione: il mio bizzarro non-fidanzato punk se ne sta appoggiato contro un lampione, rollando pigramente una sigaretta. Appena mi vede, però, la spegne con un secco colpo di tacco e sorride: “Ciao, amore!”.

Mi avvicino lentamente: “Cosa ci fai qui, Spike?”. No, non volevo dire questo. Ma allora che volevo dire? Non lo so. Del resto, se lo sapessi, non sarei io.

Lui mi viene incontro e mi abbraccia, attirandomi a sé per i fianchi: “Semplice, tesoro. Volevo vederti”. Ok, lo so che queste sono solo le sue studiate tattiche di seduzione… ma lo dice in modo così carino che mi lascio abbindolare. Si china a baciarmi, e io ricambio, cingendogli la vita con le braccia. Mi piace sentire il suo corpo contro il mio, mi fa sentire protetta. Ed è una sensazione molto rara, per me.

Quando ci stacchiamo, ha un sorriso che gli va da un orecchio all’altro: “Hai davvero un profumo meraviglioso, lo sai?”.

Ora, considerato il fatto che ho trascorso le ultime cinque ore in un lurido e puzzolente fast-food, mi sembra logico sentirmi un po’ presa in giro, no??

Lo spingo via bruscamente, chiedendomi perché debba sempre rovinare tutto: “Chiudi il becco, idiota. Vorrei vedere te, a lavorare in un posto del genere. Non ho nemmeno la forza di insultarti come si deve!” sospiro, stringendo tristemente le spalle.

Spike mi fissa con un sorriso stranamente… tenero: “Lo sai che per me sei sempre fantastica, amore. E comunque, ti ho già spiegato come la penso su questo posto: devi venire via da qui. Non lo vedi che ti sta uccidendo?” mi esorta in tono severo; e dalla sua voce capisco che è sinceramente preoccupato.

Ecco, è proprio questo il problema di Spike: ci tiene troppo a me.

Mi tornano in mente particolari della nostra conversazione della scorsa notte (quella, per intenderci, in cui mi sono incastrata da sola): ho cercato di fargli capire che anch’io tengo a lui… che non è vero che lo uso solo per il sesso. Non più, almeno.

Non avevamo mai parlato in quel modo, prima, e devo ammettere che mi ha fatto uno strano effetto essere così dolce, con lui. Mi sono ritrovata a pensare a come andassero le cose, se facessi davvero quello che mi ha chiesto: ovvero, se accettassi la nostra storia e mi comportassi come una normale ragazza *fidanzata*.

Potrei, in effetti. Ma riuscirei mai a farci l’abitudine? E  i miei amici?? Cosa direbbero loro? Probabilmente penserebbero ad un altro incantesimo andato male…

Scrollo impercettibilmente la testa, e Spike mi accarezza delicatamente il viso, guardandomi con la testa inclinata da un lato: “Non è necessario che lavori qui, passerotto. Se hai bisogno di soldi posso darteli io. E lo sai che dico sul serio” mormora, fissandomi con una dolcezza disarmante.

Ecco, sapevo che sarebbe successo: lui fa – o dice – qualcosa di terribilmente carino, e io a quel punto mi sciolgo.

Mossa da un improvviso impeto d’affetto, gli accarezzo il viso, sorridendogli con riconoscenza…

… e poi lo bacio.

Il fatto è che certe volte, con Spike, mi sento come… come se potessi davvero mandare al diavolo la mia Sacra Missione, e tutto il resto. Come se potessi davvero dimenticare la mia (e la sua) vera natura, e lasciarmi semplicemente andare.

Ma naturalmente non posso. Purtroppo non posso.

Mi allontano da lui, che sembra leggermente stranito, e sospiro: “Non preoccuparti, io… ce la faccio da sola” affermo, sperando di risultare un minimo convincente.

Spike solleva un sopracciglio: “Ne sei sicura?” chiede, dubbioso. Cos’è, non mi crede? Sto forse perdendo le mie proverbiali, mirabolanti, capacità d’attrice?

Sorrido con una certa eloquenza: “Devo forse ricordarti con chi stai parlando?” lo canzono, incrociando lentamente le braccia al petto (cosa che, nel mio personalissimo linguaggio del corpo, significa: *Per ogni generazione c’è una Prescelta, una ragazza baciata dalla fortuna, che si erge contro demoni, vampiri, e altre schifezze del genere. Ecco, quella sono io!*).

Lui mi sorride con una certa impudenza: “Oh, so perfettamente con chi sto parlando!” mi fa, e dal suo sorrisetto infido capisco che si prepara ad un tiro mancino. Si infila una mano in tasca, e ne estrae un foglietto accuratamente ripiegato. Aggrotto la fronte, perplessa, e lui spiega il biglietto davanti ai miei occhi, mentre il sorriso sul suo volto va ad espandersi oltre ogni limite: “Con la mia Buffy!”.

Mi sento avvampare, mentre scorro rapidamente con lo sguardo il post-it che ho lasciato nella sua cripta poche ora fa. Quel *Tua Buffy* di cui, ne ero certa, mi sarei pentita di lì a poco, è arrivato come previsto a tormentarmi.

E, chissà perché, ho la sensazione che Spike non abbia alcuna intenzione di sorvolare.

Ghigna, sfacciato, mentre ripiega il biglietto e lo ripone nella tasca posteriore dei jeans. Poi mi guarda, in attesa.

Io realizzo improvvisamente di dover dire qualcosa, anche se, come prima al Magic Box, il mio cervello sembra avermi lasciata, prediligendo qualche lussureggiante località esotica: “Oh, uh, io… è che sembrava così… cioè… non…” Oh, maledizione! Ma si può sapere che problemi ho??

Prendo un respiro profondo e ci riprovo: “E’ che mi sembrava troppo freddo concludere solo con il nome, e… e ho pensato che così sarebbe stato meno… uh…”.

Ancora una volta, Spike viene in mio soccorso (è incredibile, sa sempre meglio di me quello di cui sto parlando!): “… freddo?” suggerisce, scrollando le spalle.

Io annuisco, sollevata, e lui riprende il suo solito sorrisino arrogante: “Ma certo, tesoro. Continua pure a ripetertelo, se serve a convincerti!” mi schernisce.

Sento che sto diventando color porpora, mentre gli mollo una botta sul braccio ed esclamo: “Oh, piantala!”.

Lui ridacchia (si vede lontano un miglio che se la sta godendo un mondo, accidenti a lui!) e alza entrambe le mani in segno di resa.

Restiamo per qualche istante in silenzio, cosa decisamente strana, per noi. C’è come un senso di… attesa, ecco. Io sono ancora imbarazzata per la faccenda del biglietto, e lui sembra concentrato su qualcosa… qualcosa che lo preoccupa.

Alla fine, pur di rompere il ghiaccio, sono io a parlare: “Devo tornare dentro. La mia pausa è finita”.

Lui alza la testa di scatto: “Aspetta!”.

Mi blocco e lo fisso, in attesa.

Lui esita a lungo, mordicchiandosi leggermente il labbro inferiore (se sapesse quanto questo gesto mi fa impazzire, probabilmente non smetterebbe più di farlo!). Proprio quando sto per incalzarlo, si decide: “Stasera sarai al Bronze, quindi?”.

Un po’ stupita, annuisco.

Spike scrolla la testa e prende a giocherellare con la fibbia della cintura… ed è come una rivelazione, per me.

E’ imbarazzato!! Lui, Spike, William il Sanguinario… è imbarazzato!!!

Sto per fare una delle mie battutine al vetriolo, quando lui mi anticipa: “E… ci saranno anche i tuoi amici?”.

Ok, non so se vi rendete conto… ma non li ha neanche chiamati *mocciosi* o *bambocci*, o che so io! Dev’essere davvero preoccupato, per dimenticare i suoi soprannomi preferiti.

Solo che non capisco proprio perché.

Alzo le spalle: “Si, certo… ma…”. Lo guardo accigliata, confidando in una spiegazione.

Grazie al cielo Spike decide di non farla troppo lunga: “… Sarebbe un problema se venissi anche io?”.

E in un attimo capisco tutto.

Non mi sta chiedendo il permesso di farsi trovare per caso nei paraggi del Bronze, stasera… mi sta chiedendo se voglio andarci con lui!

In un attimo, i flashback della nostra Conversazione (proprio così, una conversazione con la *C* maiuscola) tornano a vorticarmi furiosamente in testa. Mi sembra quasi di risentire le sue parole:

“Non importa se non te la senti di… dirlo agli altri, sai? Non ti sto chiedendo questo. Vorrei solo che… ecco, che tu lo ammettessi con te stessa, capisci?”.

Apro la bocca per rispondergli – anche se non ho la minima idea di cosa dire – ma lui mi batte sul tempo: “Cioè, se non vuoi, non…”. Lascia la frase in sospeso, ma naturalmente capisco cosa vuole dire.

“No, no… non è questo… è che…” farfuglio, ma poi mi blocco, perché, in definitiva, non so che diavolo sto blaterando.

Spike, però, fraintende il mio silenzio. Affonda le mani nelle tasche dello spolverino e mormora qualcosa del tipo: “Non importa. Come non detto”.

Mi si avvicina, con un sorriso un po’ triste in volto: “Allora, buona serata, Cacciatrice!” mi fa, oltrepassandomi.

Mi volto e lo vedo incamminarsi lentamente verso il cimitero. So che sembra strano, ma riesce a sembrare deluso anche mentre mi dà le spalle. Riesco a percepire la sua tristezza.

Ed è orribile. Mi fa sentire un mostro.

Non ci penso due volte: “Spike!”.

Lui si volta, e i suoi limpidi occhi brillano di speranza.

Come potrei fargli questo?

Gli sorrido: “Alle nove al Bronze” annuncio, sapendo che, stavolta, non equivocherà.

Lo vedo distintamente illuminarsi, effetto insegna al neon. Ma è davvero un’insegna carina.

Sorride, e il suo sguardo esprime la più calorosa gratitudine: “Non mancherò, dolcezza!” promette.

E io so che non lo farà.

 

********

 

 

Guardo la mia immagine riflessa nello specchio.

Niente male, direi. Questo nuovo top rosa mi dona. E il wonderbra nero nuovo di zecca mi regala almeno una taglia in più, il che non guasta mai, no?

Visto che, dopo il Bronze, mi toccherà come al solito la ronda, niente gonne: pantaloni di pelle nera, pratici e sempre attuali.

Stivaletti con tacco comodo (vale a dire, non a spillo), et voilà! Sono quasi pronta.

Mentre svito il cappuccio del mascara lancio una rapida occhiata all’orologio. Devo essere lì tra un quarto d’ora.

O almeno, così ho detto a Spike.

In realtà, non mi dispiacerebbe arrivare prima. Si perché, in questo modo, non sarebbe proprio come se… ehm… come se fossi uscita con lui, ecco. Sia chiaro, non che me ne vergogni. Se non fosse per l’irrilevante fattore non-mortezza, Spike sarebbe davvero da esibire!

Mi sporgo verso lo specchio e sgrano gli occhi, per applicare il rimmel alla meglio.

In lontananza si sente “As long as you love me” (canzone assolutamente atroce, per me) dei Backstreet Boys, la band preferita di Dawn. Si è chiusa in camera sua con la musica a tutto volume, da brava Adolescente Difficile (temo che siano le tonnellate di magazines femminili che le comprava la mamma ad averle messo in testa queste strane idee sulla ribellione giovanile: io l’ho sempre detto che era uno spreco di carta, ma quando mai qualcuno mi ascolta?).

E tutto perché le ho proibito di venire al Bronze, stasera.

Oh, insomma, non fate quelle facce! Non sono mica la Strega dell’Ovest! E’ solo che, francamente, quindici anni non mi sembrano abbastanza per passare la notte in discoteca, ecco. E poi, dopo il disastro successo lo scorso Halloween, ho sempre paura che faccia qualche stupidaggine.

Sospiro, chiedendomi quanto possa essere difficile essere la sorella maggiore (nonché madre putativa) di un’adolescente iper reattiva.

Quasi per caso, mentre traccio una sottile linea di kajal sotto l’occhio destro, comincio ad ascoltare la melensa canzone che mi riempie le orecchie.

E rabbrividisco.

 

… I don’t care who you are

where you’re from

don’t care what you did

as long as you love me...

 

… Every little thing

that you have said and done

feels like it’s deep within me.

Doesn’t really matter

if you’ re on the run.

It seems like we

were meant to be…

 

Ok, forse sono io, ma… non sembra anche a voi che questa squallida ballata per piccioncini ruffiani… si adatti fin troppo bene alla mia situazione con Spike??

Scuoto vigorosamente la testa e mi concentro sulle diverse sfumature della matita per occhi.

Ma il suono del campanello mi interrompe.

Sbuffando, poso l’eye-liner e mi trascino fuori dal bagno.

Tanto lo so benissimo che è inutile chiedere a Dawn di andare ad aprire. Innanzitutto, con quella lagna a tutto volume non mi sentirebbe. E poi, nel suo attuale stato da Ce L’Ho Con Il Mondo, non mi farebbe un favore neanche a pagarla.

Il campanello suona di nuovo, mentre mi affretto giù per le scale.

Spalanco la porta, e…

“Spike!” esclamo, sinceramente sorpresa. Ok… cosa diavolo ci fa lui qui?

Sorride radioso… un vero sorriso, non uno sei suoi soliti ghigni allusivi: “Salve, tesoro! Già pronta?” chiede, pieno di brio.

Ma che gli prende? Perché è così di buonumore? E perché mi infastidisce che lo sia???

“Spike… che ci fai qui? Non avevamo detto…” obietto, ma lui mi interrompe nel suo modo più tipico: mi attira a sé e, senza tanti preamboli, s’ impadronisce delle mie labbra.

Va bene, lo ammetto: non è proprio un brutto modo per essere zittite…

Quando ci stacchiamo, lo fisso, confusa, e lui mi strizza l’occhio: “Che vuoi che ti dica… non potevo aspettare!”. Ricordando l’ultima volta che mi ha detto una cosa del genere, quasi mi aspetto che si trasformi e mi attacchi; ma ovviamente non lo fa.

Resto a guardarlo, stranita, mentre entra (benedetti inviti!) e si guarda intorno con una vaga espressione d’apprezzamento sul viso. Sto per chiedergli qualcosa, ma lui si volta e mi anticipa: “Allora, andiamo?”.

A questo punto, mi rendo conto, che senso avrebbe protestare? Quindi, rassegnata, mi limito a scuotere la testa: “Solo un attimo, devo finire di prepararmi”.

Spike mi guarda (o, per meglio dire, mi squadra da capo a piedi) e aggrotta la fronte: “Prepararti? Che altro devi fare?”.

Lo dice in tono leggermente seccato, e io gli lancio un’occhiataccia: “Devo finire di truccarmi. E comunque, se non hai voglia di aspettare, puoi sempre avviarti!” sbotto, tanto per ricordargli che è stata sua l’idea di venire qui.

E poi – come ogni donna sa – non si dovrebbe mai interrompere una ragazza nel bel mezzo dei preparativi, specialmente con frasi come “Non sei ancora pronta?”. E’ davvero irritante.

Ma quanti uomini – vivi o non-morti che siano – conoscono questa semplice, basilare regola?

Di certo non Spike.

Sospirando, gli indico il divano del soggiorno: “Puoi aspettarmi qui, intanto che finisco”.

Lui annuisce e si accomoda, stravaccandosi con aria palesemente soddisfatta. Fa per poggiare i piedi sul tavolino, ma io mi schiarisco rumorosamente la gola, e lui cambia idea (bravo).

Gli lancio un’ultima occhiata, sospettosa, ma lui mi regala il suo più innocente sorriso.

A questo punto, rimugino, tanto vale fare buon viso a cattivo (cattivo?) gioco, quindi salgo le scale e torno in bagno.

E mi vengono in mente due cose, entrambe non esattamente piacevoli.

La prima: ora posso anche dire addio al mio bel piano di arrivare al Bronze in anticipo, e cavarmela con la storia *Non sono uscita con Spike, l’ho solo incontrato!*.

La seconda: cosa farei se la mia imprevedibile sorellina scegliesse proprio questo momento per andare di sotto a prendersi qualcosa da bere? Come farei a spiegarle la presenza di un certo vampiro platinato nel nostro soggiorno?

Mentre medito, mi spalmo un’abbondante strato di gloss alla fragola sulle labbra. A dire il vero l’avevo già messo prima, ma la voracità di una nostra conoscenza ha rovinato l’effetto nel giro di tre secondi…

Finisco di truccarmi alla velocità della luce (non perché mi dispiaccia per Spike, sia chiaro, ma perché prima mi preparo, prima usciamo dal raggio d’azione di Dawn), e scocco un’ultima occhiata all’immagine riflessa nello specchio.

Ok, pronta!

Prima di scappar… ehm… uscire, comunque, mi affaccio in camera della mia cara sorellina per salutarla. Risponde in modo decisamente poco carino, quindi me la squaglio.

Scendo i gradini a due a due ed entro in soggiorno.

Spike sta facendo esattamente quello che fa di solito nella sua cripta: se ne sta in panciolle davanti alla TV. Manca solo un bel (!) boccale di sangue a completare il quadretto, ma dubito che troverà qualcosa di simile, in questa casa.

Appena avverte la mia presenza (ad un vampiro non puoi mai, mai, fare una sorpresa come si deve!), spegne il televisore e si alza. Mi sorride: “Andiamo?” chiede semplicemente.

Annuisco e lo precedo verso l’ingresso. Per poco non cado stecchita quando mi fa: “E Briciola? La lasci a casa da sola?”.

Ehi, ma per chi mi ha preso???! Non avrà davvero pensato che lasciassi la mia sorellina quindicenne sola in casa per tutta la notte? Sarebbe già inammissibile se vivessimo in una città normale, figurarsi sulla Bocca dell’Inferno!

Lo guardo di traverso e sbotto: “Certo che no! Sophie si è offerta di stare con lei, mentre io non ci sono. Arriverà a momenti”.

Piccola curiosità: per convincere Sophie a stare con Dawn di venerdì sera – mentre io vado a divertirmi con i miei amici e il mio cosiddetto ragazzo – è bastata la promessa che Clem sarebbe passato a trovarle, e avrebbe portato il Cluedo…

A questo punto, la domanda è: d’accordo, io sarò pure quella con la fissa per i vampiri… ma quanto è malato prendersi una cotta per un demone con le orecchie da cocker??

Persa come sono nei miei folli vaneggiamenti, mi occorre qualche secondo per rendermi conto che Spike mi sta parlando. Solo che non capisco un accidenti, e prorompo in un sonoro: “Cosa?”.

Lui mi fissa con aria leggermente perplessa: “Ho detto che forse dovrei andare a salutarla, visto che è a casa, no?”.

Ma di che parla?

Oh… certo, Dawn!

La mia mente corre a tutta forza: permettere a Spike di salutare mia sorella mi costringerebbe a spiegare tutta la storia del non-appuntamento (e magari anche gli ultimi mesi di impetuosi incontri notturni col vampiro in questione…).

Bè, non ci vuole un genio per capire qual è la cosa più saggia da fare, no?

Afferro la giacca di pelle nera dall’attaccapanni (per la cronaca, la indosso perché fa pendant con i miei pantaloni, non con lo spolverino di Spike!!) e apro con slancio la porta: “Oh, no, non preoccuparti! Non è necessario… anzi, detto tra noi, è veramente di pessimo umore, stasera, quindi credo che non voglia vedere nessuno” spiego, anche se non sono poi così convinta di quello che sto dicendo. Oppure, per meglio dire, mento, sapendo di mentire. Infatti, se c’è una persona al mondo in grado di tirar su il morale di mia sorella quando è in piena crisi, quella è proprio Spike.

Esco sul portico, voltandomi per aspettarlo… ed è allora che mi accorgo della sua espressione.

Mi sento più che mai smascherata, perché è evidente che ha capito il mio gioco. Ed è ferito. E’ ferito perché non voglio che Dawn sappia di questa serata, e lui l’ha capito.

Spike mi capisce meglio di chiunque altro.

E a volte è spaventoso.

Accidenti… non so cosa mi sia preso (mi sto forse rammollendo?), ma inizio a sentire quella vaga stretta alla bocca dello stomaco che si traduce con tre semplici parole: senso di colpa.

E, come ho già detto, io odio sentirmi in colpa.

Lo guardo e gli sorrido, sperando di apparire rassicurante: “Stà tranquillo, te la saluto io, ok? Le dirò che sei passato, ma che avevamo molta fretta, quindi…”.

Avete presente l’effetto insegna al neon cui ho accennato prima? Bè, eccolo che ritorna, più sfavillante che mai.

Spike esce sul portico accanto a me, e dal modo in cui mi guarda sento che capisce. Il bello delle mie chiacchierate con lui, è che suonano assolutamente vuote e stupide, all’orecchio di chiunque altro. Ma, in realtà, sono piene di significati reconditi che solo noi due comprendiamo.

“Grazie Buffy” mormora, e io so perchè mi è grato.

Perché lo sto ammettendo nella mia vita.

 

********

 

Adesso ho una bella domanda per voi.

Di cosa una Cacciatrice rammollita può parlare con un bislacco vampiro centenario (suo amante da qualche mese), mentre stanno andando insieme ad un *non-proprio-finto-appuntamento*, e per di più tenendosi per mano?

Naturalmente non è stata una mia idea. La storia della mano, intendo. E’ venuto spontaneo. Appena siamo usciti dal vialetto di casa, Spike me l’ha presa, e io l’ho lasciato fare. Del resto, come impedirglielo, dopo tutta la storia di Dawn?

E così, adesso, eccoci qui, insieme, sulla strada per il Bronze. Stiamo parlando della potenziale relazione tra Sophie e Clem (!), che personalmente trovo assurda e grottesca. Ma, quando gli chiedo cosa ne pensa, lui scrolla le spalle e risponde: “Se si piacciono, perché non dovrebbero stare insieme?”. Si volta a guardarmi, e nel blu dei suoi occhi vedo brillare una strana luce: “Credi ancora che i demoni non sappiano amare, dolcezza?”.

Ok, come non detto. Temo proprio di aver fatto una gaffe. Ma insomma, vorrei vedere voi al mio posto! Avete idea di quanti argomenti è meglio non toccare con un vampiro? Bisogna persino evitare espressioni del tipo *con tutta l’anima*, e roba del genere! E’ stressante!

Scuoto debolmente la testa: “Non volevo dire questo”.

Spike sostiene il mio sguardo: “E allora cosa?”.

Ricambio la sua occhiata, ma dopo un po’ mi rendo conto di non aver nulla di sensato da dire. Così abbasso lo sguardo, concentrandomi sulla strada.

E poi lo sento fermarsi.

La mia mano, intrecciata alla sua, mi tira leggermente all’indietro, e mi giro, fermandomi a mia volta.

Spike mi sta fissando, e improvvisamente mi sento nuda sotto il suo sguardo. I suoi occhi sembrano perforarmi, leggermi dentro.

Poi, la sua voce.

“Perché fai tutto questo?”.

Eh??

Aggrotto la fronte e lo guardo, senza capire: “Che vuoi dire?”.

Lui solleva le nostre mani congiunte, alzando un sopracciglio con eloquenza: “Questo!”.

Eh?

Ok, forse sono un po’ tarda, ma… di che accidenti sta parlando?

Spike nota la mia espressione perplessa e sospira: “Perché… sei così carina, con me?”.

Oh. Allora è di questo che si tratta.

Bè…

Gran bella domanda. Peccato solo che io non abbia la risposta.

Ci penso su. Perché mi comporto tanto diversamente, con lui?

Dopo quella *Conversazione*, non sono più la stessa. O forse no. Forse il cambiamento era già avvenuto, anche prima della scorsa notte. Dopotutto, la vecchia Buffy si sarebbe ben guardata dallo scendere a livelli tanto personali, con lui.

Esito un po’ prima di rispondere: “Non lo so. Ma… le cose sono cambiate tra noi, Spike”. Alzo la testa per incontrare i suoi occhi, che mi scrutano attenti.

Prendo un bel respiro e continuo: “Quello che voglio dire, è che… Io non ti vedo più come ti vedevo una volta. Non sei più un… nemico, per me. Non lo sei più da molto tempo”.

Sento lo sguardo di lui bruciarmi la pelle, mentre sottovoce aggiungo: “E non sei più solo sesso. Forse non lo sei mai stato” sussurro, fissando ostinatamente il marciapiede.

La mano di Spike stringe più forte la mia, intimandomi di guardarlo.

Lo faccio. E vedo che i suoi occhi sono più scuri che mai. Profondi come oceani in tempesta.

“E allora che cosa sono, Buffy?” chiede, la voce roca, bassa.

Stanca.

Schivo di nuovo il suo sguardo, per non vedere quanta disillusione illumina quegli occhi azzurri.

Te lo direi. Giuro che te lo direi. Ti direi cosa sei per me.

Se solo lo sapessi.

Mi mordo lievemente il labbro inferiore: “Non lo so, Spike. Non lo so”.

Lui abbassa per qualche istante lo sguardo, e io mi sento davvero malissimo.

Perché l’ho ferito. Ancora una volta.

O forse no.

Quando mi guarda, infatti, sorride: “Dovremmo allungare il passo, passerotto. Quei bambocci dei tuoi amichetti ci stanno aspettando!”.

Ricambio il suo sorriso, sollevata per tre motivi:

 

  1. Perché ha cambiato argomento

 

  1. Perché mi ha chiamato *passerotto*

 

  1. Perché ha usato di nuovo *bambocci* in relazione ai miei amici

 

Gli stringo la mano, come in un silente ringraziamento, e ci incamminiamo verso il Bronze.

Non c’è che dire: le cose sono proprio cambiate, tra noi.

 

********

 

Appena apro la porta del Bronze la musica mi investe.

E quando riconosco il pezzo, intuisco che non sarà una serata come le altre.

 

…Sweet dreams are made of this

Who am I to disagree?

Travel the world

and the seven seas.

Everybody’s looking for something…

 

La calda voce del cantante mi avvolge, e rabbrividisco.

Di solito non amo questo genere, è vero. Cioè, non sono esattamente la più grande fan di Marilyn Manson in circolazione.

Ma questa canzone… questa canzone…

E’ così sensuale.

Non penso a niente. Mi volto verso Spike e lo prendo per un braccio, trascinandolo verso la pista.

Lo sento opporre debolmente resistenza, così mi protendo verso di lui e gli parlo all’orecchio: “Solo questo pezzo… voglio ballare!”.

Lui sembra sorpreso, ma annuisce.

Raggiunta la pista, gli do le spalle, permettendogli di allacciarmi le braccia intorno alla vita. Poso le mie mani sulle sue e chiudo gli occhi. Non voglio pensare a niente che non sia la musica, adesso.

 

Some of them want to use you
Some of them want to get used by you
Some of them want to abuse you
Some of them want to be abused…

                                             

E, in un attimo, non sono più al Bronze. Non sono più Buffy. Non sono più la Cacciatrice.

Sono aria, vento, acqua, fuoco, sono tutto e niente.

Sono essenza.

Volo per i cieli infiniti dell’oblio, perdendo completamente la percezione di ciò che mi circonda.

Avverto solo indistintamente, come in un sogno lontano e sfocato, il corpo di Spike muoversi sinuosamente dietro di me, perfettamente coordinato al mio.

Mi abbandono ad occhi chiusi contro il suo petto, lasciandomi cullare dalla sensazione delle sue braccia forti che mi cingono i fianchi.

 

…Sweet dreams are made of this

Who am I to disagree?

Travel the world

and the seven seas.

Everybody’s looking for something…

 

Nulla esiste più, intorno a me. Le bollette da pagare, le crisi di Dawn, l’assistente sociale, il Doublemeat, la ronda…

Il ritmo della musica trasforma i miei problemi in movimento, e ballando li cancello. So che sarà un sollievo temporaneo, ma per quanto possano essere temporanei i sollievi… mi sento da favola.

 

… I wanna use you and abuse you
I wanna know what's inside you…

… Movin' on
Hold your head up
Movin' on
Keep your head up…

 

Il fiato freddo di Spike sul mio collo è come un alito di vento che mi porta via, lontano, dove dubbi e dilemmi non possono raggiungermi.

Dove sono sola, ma non mi sento sola.

Dove mi sento amata e protetta.

Dove mi sento completa.

 

…Sweet dreams are made of this

Who am I to disagree?

Travel the world

and the seven seas.

Everybody’s looking for something…

Some of them want to use you
Some of them want to get used by you
Some of them want to abuse you
Some of them want to be abused…

 

Non c’è dolore, non c’è paura, non c’è incertezza.

Ma so che, prima o poi, la musica finirà, e io verrò nuovamente strappata da lì.

Strappata dal Paradiso.

 

… I'm gonna use you and abuse you
I'm gonna know what's inside
Gonna use you and abuse you
I'm gonna know what's inside you…

 

Gli ultimi secondi, solo gli ultimi secondi, di pace completa.

Poi la musica si interrompe, e riapro gli occhi, tornando di botto alla realtà. Svegliandomi bruscamente da un sogno perfetto.

Istintivamente, mi divincolo in malo modo dalla presa che mi stringe, mentre la mia canzone lascia il posto ad una grossolana ballata pop, che porta via con sé anche le ultime gocce di magia.

Mi volto verso Spike, e subito noto la tristezza nei suoi occhi.

Accidenti, non volevo fargli del male. Se mi sono allontanata da lui con tanto impeto, è stato solo per la delusione e la rabbia di dover dire addio a quella beatitudine in cui ero immersa.

Per dimostrarglielo gli sorrido timidamente e cerco la sua mano. Lui mi guarda di sottecchi, mentre intreccio le mie dita con le sue.

Poi mi sorride e si china su di me. Per un attimo penso che voglia baciarmi, e sento un brivido corrermi lungo il corpo.

Ma lui non lo fa. Si limita a sussurrarmi all’orecchio: “Non credi che adesso dovremmo cercare i tuoi amichetti, tesoro?”.

La sua voce, così calda e profonda, mi fa venire la pelle d’oca. Per un istante, mi sembra quasi di sentire gli echi dell’ipnotica canzone appena conclusa.

Mi occorre qualche secondo per cogliere il senso delle sue parole. Comincio a guardarmi intorno, scandagliando la folla alla ricerca di volti noti. Ma vedo solo estranei.

Mi giro di nuovo verso Spike: “Io non li vedo. E tu?”.

Lui scrolla le spalle, volgendo lo sguardo di qua e di là. Dopo un po’ si volta verso di me e scuote debolmente la testa.

Oh, fantastico. Sbuffo, alzandomi in punta di piedi per rivolgermi a lui: “Evidentemente non sono ancora arrivati”.

Spike annuisce, ma non smette di scrutare la folla. E… sbaglio, o è speranza quella che vedo nei suoi occhi? Davvero lui vuole trovare i miei amici???

Tutto questo è assurdo.

Sospiro, e di nuovo mi avvicino al suo viso: “Beviamo qualcosa, mentre li aspettiamo” suggerisco. Si perché non è proprio il massimo stare fermi nel bel mezzo di una pista da ballo, circondati da giovani e iperattivi elefanti privi di grazia che ti pestano i piedi a ripetizione… mi spiego?

Così, senza aspettare una risposta, mi faccio largo tra la calca, trascinando con me Spike, le nostre mani ancora unite.

Arrivare al bar è come approdare ad una meravigliosa oasi di pace nel caos circostante. Troviamo due sgabelli liberi e quasi vi ci accasciamo.

Spike fa cenno al barman, che viene verso di noi con aria piuttosto seccata. Il mio non-fidanzato prende l’iniziativa: “Per me un bourbon, e per la mia signora…”

La mia signora? La mia signora??? E chi è??? Non posso essere io… non sono io, vero?

“… una vodka alla pesca” sento la mia voce dire, anche se non mi sembrava di aver proferito parola.

Il barman si allontana con le ordinazioni, e Spike si volta a fissarmi con un sopracciglio inarcato e la solita aria canzonatoria: “Tu, una vodka?? Tu?? Credevo che l’irreprensibile Cacciatrice bevesse solo acqua tonica! E poi, non avevi chiuso con l’alcool?” mi sbeffeggia, adorabile come al solito.

Lo guardo in cagnesco: “Chiudi il becco. Ormai ho ventun’anni, ricordi?” aggiungo, in un certo tono d’importanza (anche se, forse, considerato il fatto che parlo con un vampiro di quasi centotrent’anni, la mia altezzosità da donna di mondo è un po’ fuori luogo…).

Lui sghignazza: “Oh, e come potrei dimenticarlo, tesoro?! La tua festa è riuscita così bene che nessuno voleva andarsene!” è il suo inopportuno commento.

Arriccio il naso, seccata: “Piantala con questa storia. Voglio solo dimenticare, grazie” sbuffo, ed è vero. Non vedo l’ora di cancellare dalla mia memoria quella serata (o meglio, quelle due serate). Prima il demone della spada, poi Dawn, poi la maledizione di quella pazza amica di Anya… decisamente uno dei miei soliti compleanni!

Spike sorride, fissandomi con le sopracciglia inarcate: “Oh, davvero? E perché mai? Vuoi forse dimenticare l’Adorabile Richie?”.

A quelle parole gli lancio un’occhiataccia, ma lui continua:

“Che peccato, un così bravo ragazzo… Eravate davvero una bella coppia, lo sai? A proposito, che gli è successo? L’hai più rivisto, o quel demone l’ha fatto a pezzetti?”.

Fortunatamente l’arrivo dei nostri drink mi salva dall’imbarazzo di trovare una risposta.

Spike prende il suo bicchiere, ed io…

E questo che diavolo è???

Voglio dire, da quando in qua, nei locali, si servono barili di alcool?

Ok, forse non è proprio un barile, ma…

“Che fai, amore, non bevi?” mi apostrofa Spike, e io deglutisco.

Annuisco – sperando di apparire adulta e sofisticata – e afferro con decisione la pinta di liquido rosa. La porto alle labbra e prendo un lungo, prolungato sorso.

Uhmm… buona. Fresca, dissetante. Ne bevo ancora, godendo del delicato sapore fruttato che mi scorre in gola. Improvvisamente, la grossa pinta d’alcool sul bancone sembra non bastarmi.

“Vedi i mocciosi, da qualche parte?” domanda Spike, perlustrando il locale con gli occhi.

Scrollo le spalle: “Non ancora. Ma sono sicura che arriveranno a momenti”.

Lui annuisce, un po’ dubbioso – del resto lo sono anch’io – e prende un altro sorso dal suo bicchiere. Io faccio lo stesso col mio, continuando a guardarmi intorno senza successo.

Prima ancora che me ne renda conto, il mio boccale è vuoto. Lo fisso, delusa e sorpresa, chiedendomi come diamine ho fatto a scolarmi tutta quella bibita in così poco tempo.

Lancio un’occhiata a Spike, notando con sollievo che anche lui ha finito il suo drink. In un attimo, i nostri occhi s’incontrano, e lui mi sorride, con la solita aria derisoria: “Ma guarda, quel bicchierone è già vuoto… Cacciatrice cattiva!” mi schernisce, enfatizzando con malizia le ultime parole.

Ignoro deliberatamente l’allusione e avvicino il mio bicchiere al suo, con aria significativa. Spike sorride e fa cenno al barman di avvicinarsi.

Altro bourbon, altra vodka.

Man mano che il liquido fresco e dolce mi scorre in gola, ogni cosa, intorno a me, inizia a perdere nitidezza: avverto tutto come lontano, sfocato.

Mi sembra di rivivere la meravigliosa sensazione di abbandono provata poco fa, durante quel ballo, ed è uno splendido sollievo. Dio, ho così tanto bisogno di lasciarmi andare… di annullarmi, di perdere il contatto con la realtà. Di disconnettermi, almeno per un po’, dalla mia frenetica vita.

E, inspiegabilmente, la vodka mi aiuta.

Mi volto verso la pista, dondolando leggermente la testa a ritmo di musica, e noto una cosa bizzarra.

Il Bronze è avvolto da una leggera foschia.

Probabilmente sono fumogeni, ecco perché la visibilità è tanto pessima.

Ho la vista completamente appannata. Mi volto verso Spike, rendendomi conto che i fumi hanno raggiunto anche il bar.

Bè, poco importa!

Scrollo le spalle e torno a fissare la pista, anche se non riesco a mettere a fuoco. La musica aumenta di volume, riempiendomi le orecchie con un’intensità quasi fastidiosa.

Prendo una lunga sorsata del mio drink, sentendomi immediatamente leggera.

Si, ancora. Voglio essere leggera, senza problemi, senza ansie, senza pensieri.

Voglio volare.

Bevo ancora… ed è allora che una voce lontana mi chiama.

“Ehi Cacciatrice, vacci piano con quella roba!”.

Non sono sicura di chi ne sia il proprietario, o da dove provenga. Non sono più sicura di niente, ma mi va benissimo così.

In fondo, è questo ciò che voglio.

Voglio dimenticare.

Un altro sorso, più lungo.

Poso il boccale sul bancone e, di nuovo, punto lo sguardo sulla pista.

La nebbia tutt’intorno sta diventando opprimente… mi chiedo proprio come facciano tutti a ballare senza urtarsi. E poi, la musica cresce sempre di più, sempre di più… è nella mia testa, sento echi e rimbombi, e… e…

La testa. Dio, che male.

Deglutisco e bevo ancora, per scacciare quest’orribile emicrania che sembra essersi impossessata di me all’improvviso… sento una vertigine… una voce lontana, qualcosa… ma io non la sento, non capisco cosa stia dicendo.

La musica è assordante, non vedo più nulla. La testa pulsa dolorosamente, e l’intero Bronze sembra ruotarmi vorticosamente intorno… e quella voce, quella voce maschile, ma così lontana e indefinita, ancora nelle mie orecchie…

Cerco di nuovo il mio bicchiere, la mia ancora di salvezza, ma non lo trovo.

Non riesco a pensare. Ho solo bisogno di bere, ho solo…

Spike.

Mi volto, ma lui non c’è…

Al suo posto, una macchia indistinta… solo una macchia.

Dio, ho bisogno d’aria.

Aria…

Boccheggio, cerco di parlare, ma non posso, non posso. La musica, la musica dentro di me… è troppo alta, non ce la faccio.

Ma dov’è finito Spike?

Aria… ho bisogno di aria.

Un’altra vertigine, e quasi mi sento svenire.

E poi succede.

Mi sento afferrata con forza, sollevata, trascinata, forse.

Ho paura, vorrei… dovrei gridare, ma…

Il profumo. Il suo profumo.

E poi più nulla.

 

********

 

Me ne rendo conto subito, anche se intorno a me tutto è buio.

Non sono più al Bronze.

La musica è sparita, grazie al cielo, e l’aria fresca e pungente di fine febbraio penetra come balsamo nei miei polmoni. Respiro a fondo, sollevata.

La seconda cosa di cui mi accorgo, è che non sono in piedi. C’è qualcosa, sotto di me, qualcosa di duro e freddo, che mi sorregge.

Lascio correre lentamente le dita sulla superficie, e capisco.

Una panchina di ferro.

A questo punto sono davvero perplessa.

Apro lentamente gli occhi.

All’inizio è foschia. Poi, pian piano, le immagini sfocate acquistano contorni, nitidezza.

Sbatto più vole le palpebre, fino a mettere a fuoco una siepe davanti a me.

…Una siepe?

Volgo lentamente la testa e vedo alberi, cespugli, fiori.

Ma che diavolo…?

“Ben svegliata, amore”.

Mi volto di scatto (non proprio una grande idea, visto il cerchio che sento alla testa), e in un attimo ricordo… quel profumo, così inconfondibile, così… suo.

Spike è seduto sulla spalliera della mia stessa panchina, le gambe piegate che mi affiancano. Sorride, ma i suoi occhi sono più scuri del solito. E, se lo conosco come lo conosco, ha quest’espressione solo in determinati casi.

Quando è eccitato.

Quando dice di amarmi.

Quando è preoccupato.

E guardandolo capisco subito che, stavolta, si tratta dell’ultima ragione.

Continua a sorridermi con dolcezza, ma gli costa. Tantissimo.

Mi accarezza lentamente i capelli, sospirando: “Mi hai fatto prendere un colpo, passerotto”.

Scusami Spike, vorrei dirgli. Ma, per qualche motivo, le parole mi muoiono in gola.

Tutto ciò che riesco a biascicare è: “Cos’è successo?”.

Lui ghigna, divertito: “Ricordami di non farti più bere, tesoro! Reggi l’alcool come io tollero la luce del sole!”.

Aggrotto la fronte, perplessa. Si può sapere di che diamine sta parlando?

In un impeto di pure misericordia, lui sospira e spiega: “Stavi bevendo quella vodka e ti sei lasciata prendere la mano. Hai avuto una vertigine, e sei quasi svenuta. Ho pensato fosse meglio portarti fuori, all’aria fresca”.

Oh…

Oh mio Dio.

Sta forse cercando di dirmi che mi sono ubriacata?

Ma questo è impossibile!

Voglio dire, io sono la Cacciatrice, giusto? Quindi, in teoria, dovrei avere una resistenza superiore a quella di chiunque altro, no?

E allora come ho fatto a sbronzarmi così???

Confusa, domando: “Dove siamo?”. Si perché vedo solo alberi, qui intorno, che non sono esattamente gli indizi più precisi per riconoscere un posto.

Spike smette di giocherellare con i miei capelli: “Al parco. Era il posto più vicino che mi è venuto in mente” si giustifica, stringendosi nelle spalle.

Io resto in silenzio, guardandomi intorno con occhi nuovi. E’vero, è proprio il parco. Ora lo riconosco.

Lui cerca nuovamente il mio sguardo: “Come ti senti?” chiede, in tono apprensivo.

Lo fisso per un attimo. E’ preoccupato, preoccupato per me, ed è incredibilmente tenero, in questo momento.

Gli sorrido. In fondo se lo merita: “Bene… meglio. Molto meglio”.

Lui ricambia il mio sorriso, sollevato: “Ti rimetterai presto, Cacciatrice. Hai la pelle dura”.

Restiamo per qualche istante a guardarci, un po’ imbarazzati, incerti sul da farsi.

Poi Spike spezza il silenzio: “Mi dispiace di non aver trovato i tuoi amici. Forse adesso sono al locale, che ti stanno aspettando”. Mi fissa per un attimo “Se vuoi andarci, io…”.

“No!” lo blocco subito. Il solo pensiero di tornare in quel posto buio e angusto mi stringe lo stomaco.

Scuoto debolmente la testa: “No, io… non sono più dell’umore adatto. E poi, ho ancora la testa che mi scoppia” sospiro, massaggiandomi lentamente le tempie.

Sento il braccio di Spike circondarmi le spalle, e la sua voce calda mormorare: “Starai presto meglio, vedrai”.

Lo spero proprio.      

Ancora silenzio. Sto per parlare, quando, di nuovo, lui mi anticipa: “Posso fare qualcosa per te?”.

Oh… accidenti a lui! Perché è così maledettamente carino?

Sospiro e annuisco, guardandolo di sottecchi: “Portami a casa, per favore”.

Spike balza giù con agilità dalla panchina, piazzandosi di fronte a me. Lo guardo, e lui mi tende una mano: “Ce la fai a camminare, no?”.

Bella domanda. Non ne ho la minima idea.

Afferro la mano che mi porge e lui mi aiuta a tirarmi su. Finisco praticamente fra le sue braccia, i nostri visi pericolosamente vicini.

Oh-oh. So fin troppo bene come vanno a finire queste cose, perché è già successo un’infinità di volte. L’ultima stamattina…

Sento il mio respiro farsi affannoso, e non capisco perché. Bè, d’accordo, forse lo devo alla vicinanza della bocca di Spike alla mia. Deglutisco piano e lo guardo. Mi sta fissando sfacciatamene le labbra, e non ci vuole un genio per capire cos’ha intenzione di fare.

Mi tiro indietro, liberandomi con decisione dalla sua presa. Lui mi lancia un’occhiata per metà delusa e per metà contrariata, ma stavolta non tornerò sui miei passi.

E a proposito di passi…

Appena tento di camminare, la testa prende a girarmi vorticosamente. Sento che sto perdendo l’equilibrio, e istintivamente boccheggio: “Spike!”.

Lui, che mi aveva preceduto lungo la strada, torna rapidamente indietro, affiancandomi e sorreggendomi: “Buffy! Va tuto bene?” chiede ansiosamente, mentre quasi mi accascio contro il suo petto.

Prendo un respiro profondo e, lentamente, mi raddrizzo, scostandomi appena da lui: “Si… ce la faccio da sola”. Vorrei aggiungere un *grazie*, ma mi manca la voce.

Spike sbuffa leggermente: “Meglio così, anche perché io in braccio non ti porto!”.

Ecco, ora si che sono contenta di non averlo ringraziato!

Lo fulmino con un’occhiata e lui mi lascia, anticipandomi lungo il sentiero.

Sicura, muovo qualche passo… ma vengo colta da una vertigine, mentre un conato di vomito mi assale.

Stavolta Spike si accorge da solo della situazione, e di nuovo mi è accanto, sospirando: “Oh, certo, sei davvero in ottima forma Cacciatrice!” commenta sarcastico. Mi guarda di sbieco e sembra raddolcirsi: “Dai, appoggiati a me”.

Ehi, ma per chi mi ha preso??? Non ho bisogno di aiuto, io, sono forte, sono…

Oh. Dio, che nausea.

Il mio arrogante soccorritore si accorge della mia espressione – devo avere un colorito meravigliosamente grigio – e sbuffa: “Andiamo, smettila di fare la preziosa. In queste condizioni, a casa da sola non ci arrivi”.

Lo detesto. Giuro che lo detesto.

Ma mi resta solo lui.

Sospirando, gli passo un braccio intorno alle spalle, e lui mi lascia scivolare il suo attorno ai fianchi.  Odio doverlo ammettere, ma è rassicurante potermi finalmente appoggiare a qualcuno. Non mi sento esattamente un’equilibrista, in questo momento, e Spike è l’unica cosa ferma, in questo parco che mi gira furiosamente intorno.

Emetto un basso gemito, e sento la sua stretta diventare più salda.

“Coraggio, tesoro… uno, due, tre…” mi incita, e comincia a camminare.

Mi aggrappo al suo corpo come se ne andasse della mia vita, e lentamente inizio a trascinarmi insieme a lui, che rallenta pazientemente per stare al mio passo.

So che è l’ultima cosa a cui dovrei pensare, in una situazione del genere (si, perché, anche se non mi piace lamentarmi, ho la testa che minaccia di eruttare da un momento all’altro, esattamente come il mio stomaco…), ma non posso fare a meno di pensare a quanto sia… bello, il contatto col corpo di Spike. Voglio dire, ci siamo… ehm… toccati in molte altre occasioni, e non propriamente vestiti, ma… stavolta è diverso. Stavolta è rassicurante. Stavolta…

Stavolta mi fido di lui.

 

********

 

Oddio, ma quanto dista casa mia dallo stramaledettissimo parco???

Siamo arrivati, ma abbiamo camminato per millenni. Sono a pezzi, e Spike lo è anche di più (non lo biasimo, poveraccio: ha dovuto praticamente trascinarmi per tutta la strada).

Appena arriviamo sotto il portico, mi stacco da lui e mi accascio letteralmente contro una colonna. Rischio di vomitare l’anima da un momento all’altro (splendida immagine, molto elegante), e mi rifiuto di fare anche solo un altro passo.

Spike, poggiato alla colonna di fronte la mia, mi scruta attentamente. Ci mette un po’ prima di decidersi a parlare:

“Che cosa dirai a Dawn?”.

D’accordo, adesso mettetevi nei miei panni. Il mio stomaco è una lavatrice in centrifuga. La mia povera testa è in pieno tsunami. Potrei svenire, per quanto sono stanca, e i miei *comodi* stivaletti mi hanno regalato delle vesciche giganti.

Tenete conto di tutto questo, prima di considerarmi un’idiota totale.

Lo guardo senza capire, e Spike sospira: “Voglio dire, non penso sarebbe una gran dimostrazione di maturità, dire alla tua influenzabile sorellina che sei andata in un locale a sbronzarti con uno spietato vampiro represso” commenta, il solito tono di voce insopportabilmente casuale.

Lo fisso come se fosse un alieno, e poi distolgo lo sguardo.

Ok, ha ragione lui. Ma ci sono almeno un paio di pecche nel suo bel discorsetto.

Tanto per cominciare, io non sono sbronza. No. Sono solo un po’… brilla.

Seconda cosa, non sono *uscita* con un vampiro. E’ lui che è uscito con me.

E infine, andiamo, Spike vi sembra *spietato*? Oppure – cosa ancora più assurda - *represso*?? Represso, Spike?? Ma dico, stiamo scherzando?? E’ la persona – o meglio, la creatura – più disinibita che conosca!

Certo, però, che riguardo a Dawn non posso proprio dargli torto…

Sospiro: “Hai in mente qualcosa?” mugolo in tono flebile.

Si, esatto, sto chiedendo aiuto a Spike. Ecco a cosa mi sono ridotta.

Bè, non è certo la prima volta.

Lui fa schioccare la lingua, dubbioso: “Uhmm… bè, potremmo dirle che sei stata attaccata da un demone mentre eri di ronda, e che io ti ho incontrato e portata a casa” suggerisce, in tono poco convinto.

Oh, Grazie Signore!

I miei occhi fanno *blink-blink*, e mi illumino: “Perfetto!” esclamo, sorridendo.

Spike mi guarda leggermente sorpreso, poi si acciglia: “Davvero pensi che sia una buona idea?” chiede timidamente.

Gli sorrido di nuovo e mi tiro su, aiutandomi con la colonna alle mie spalle. Annuisco: “Certo. Non fa una piega!” commento, e noto con piacere che lui sorride.

Dopo questa maledetta serata, sono terribilmente in debito con Spike.

… Bè… saprò ripagarlo come si deve…!

Sospirando, mi poggio contro lo stipite della porta e tiro fuori le chiavi. Sento lo sguardo di Spike perforarmi mentre, barcollando leggermente (ebbene sì, sono ferma, ma barcollo ugualmente), infilo la chiave nella toppa e la giro.

La porta si apre, ed è un attimo.

Prima che possa anche solo pensare di entrare, mi sento afferrata e sollevata di peso.

Mando un gridolino sommesso: non è paura – so fin troppo bene a chi appartengono le braccia che mi cingono – ma sorpresa. Incontro gli occhi di Spike e lo fisso, battendo le ciglia, interdetta.

Lui sorride e si china sul mio viso, appoggiato al suo petto, sussurrando: “Se dobbiamo fare questa cosa, tanto vale farla bene, no?”.

E poi, senza darmi il tempo di riflettere sulle sue parole, varca la soglia chiamando mia sorella.

Si chiude la porta alle spalle con un piede (le sue braccia cono occupate a sorreggermi, effetto *sacco di patate*) e mi pilota in soggiorno.

Dawn e Sophie sono sedute sul divano, davanti alla TV. Mia sorella sta innocentemente ingozzandosi con chili e chili di pop-corn (esattamente come le avevo raccomandato di non fare), e la sua vigile (!) baby-sitter sembra sul punto di addormentarsi.

Ma, appena vedono Spike comparire sulla soglia con me in braccio, entrambe sbarrano gli occhi e scattano in piedi (e, nel farlo, Dawn lascia cadere a terra la ciotola con i pop-corn, che si riversano implacabili sul pavimento).

“Spike! Buffy! Oddio, che è successo?” esclama mia sorella, precipitandosi verso di noi. Poveretta, ha l’aria terrorizzata.

Spike si affretta a rassicurarla: “Non preoccuparti Briciola, non è niente”, e le racconta brevemente la storiella del demone, e della ronda.

Quella ronda che avrei dovuto fare, e che non ho fatto, perché troppo ubriaca persino per reggermi in piedi.

E io sarei la miglior Cacciatrice degli ultimi tempi?

“Deve riposare, adesso” sento Spike dire. Oh, si, vi prego! Voglio solo dormire per duecento anni.

Dawn mi si avvicina e mi accarezza i capelli: “Buffy… come ti senti?”.

Io scosto il viso, sprofondato nella maglietta di Spike, e le sorrido, incontrando il suo sguardo: “Stà tranquilla Dawnie. Mi rimetterò presto” mormoro flebilmente. Non perché non avrei la forza di parlare normalmente, sia chiaro… sto solo cercando di dar maggior credibilità alla frottola imbastita.

Mia sorella e Sophie (che, pur essendo sorpresa, continua ad avere un’aria molto assonnata) si spostano per lasciarci passare.

Spike si china ad adagiarmi con estrema delicatezza sul divano. Mi aiuta a sedermi, e per un attimo i nostri occhi si incontrano. Lui mi sorride teneramente: “Non preoccuparti per la ronda, amore. Ci penso io a… finirla” mi rassicura. Io gli sorrido in rimando, sussurrando un timido: “Grazie”.

Lo vedo illuminarsi, come se gli avessi detto chissà quale cosa stupenda. Ho davvero tutto questo potere, su di lui?

Mi aiuta a mettermi sdraiata, e non riesce a resistere alla tentazione di accarezzarmi lievemente la guancia, prima di rialzarsi.

Io chiudo gli occhi, sorridendo. Il mal di testa comincia finalmente ad affievolirsi, e la nausea mi sta dando un po’ di tregua. Quindi, in questo momento, mi sento ben disposta verso il mondo intero.

Sento Spike e Dawn parlare tra loro, ma non riesco a cogliere ciò che si dicono. Mi rilasso contro i morbidi cuscini del divano, stanca e sollevata.

E’ stata una serata disastrosa, ma tutto sommato poteva anche andare peggio. Non so cosa avrei fatto, se fossi stata da sola.

Spike mi è stato di grande aiuto. Si è… preso cura di me.

Mi ritrovo a pensare a quanto sia cambiato… penso al mostro che era, e all’uomo (proprio così, all’uomo) che è diventato. Penso alle attenzioni che ha per me e per mia sorella, e vengo colta da un ineluttabile impeto d’affetto.

Affetto, o…?

E in un attimo decido.

“Spike!” chiamo.

Anche se ho gli occhi chiusi, riesco quasi a vederlo voltarsi verso di me, l’aria sorpresa e leggermente ansiosa.

Sporgo timidamente le braccia nella sua direzione, sentendomi come un neonato che reclama attenzioni.

Per qualche momento non succede nulla. Poi, lentamente, lo sento avvicinarsi.

Socchiudo gli occhi e prendo le sue mani, attirandolo verso il divano. Vedo Dawn fissarmi, sorpresa, ma non m’importa nulla. C’è una cosa che devo fare, che è giusto che faccia.

E poi, se davvero dovessi trovarmi alle strette, potrei sempre rimangiarmi tutto, adducendo la colpa all’alcool!

Guardo per un attimo Spike, vedo la sua espressione confusa, e sorrido.

Sposto leggermente le gambe di lato per fargli posto, e lo tiro verso il basso, praticamente costringendolo a sedersi sul bordo del divano.

Osservo i suoi occhi, sempre più stupiti, mentre lentamente lo attiro a me.

 

E poi lo bacio.

 

Davanti a Dawn.

Davanti a Sophie.

Dischiudo le labbra, accarezzando dolcemente quelle di Spike con la lingua, finchè sento le sue aprirsi, in risposta. Le nostre lingue s’intrecciano per un brevissimo istante; poi lo allontano gentilmente da me.

Non ci sono parole per descrivere la sua espressione, in questo momento. E’ semplicemente impagabile.

E non ho ancora finito.

Lo guardo attraverso le palpebre semi-abbassate: “Grazie, Spike. Di tutto” sussurro, e finalmente chiudo gli occhi.

Intorno a me cala il silenzio più totale.

Ma solo per un istante.

Sento Dawn boccheggiare ed emettere un mugolio non meglio identificato.

Spike deglutisce e si rialza di botto dal divano, come se avesse preso la scossa.

Sophie – che non ha la minima idea di quanto stia succedendo, beata lei! – deve trovare la cosa molto dolce, perché sospira sonoramente.

Il mio sorriso si espande, mentre, divertita, sento Dawn farfugliare: “Spike… ma cosa…?”.

E diventa ancora più ampio quando avverto la risposta di lui:

“Credo che ci sia appena stato un cambiamento di regole, Briciola!”.

 

La sua voce è l’ultima cosa che percepisco, prima di scivolare nel sonno, cullata da un confortante pensiero.

Come al solito, Spike mi capisce meglio di chiunque altro.

Ha ragione lui.

Le regole sono cambiate.

E sono stata io a cambiarle.

 

 

Fine.