Title:
Rules Have Changed
Author:
**Ardespuffy**
Written:
agosto 2006 – tempo record, una settimana!
Disclaimer:
tutto appartiene a Josssssss Whedon, alla ME, alla UPN ecc……… -__-
Feedback:
siiiiiiiiii per favore! ericadia@alice.it
Pairing:
assolutamente, rigorosamente, inevitabilmente Spuffy!!!
Time:
6^ serie di BtVS, subito dopo “Older and Far Away – Il compleanno di Buffy”
Spoiler:
più o meno tutte le serie Spuffy, fino a questo episodio
Rating:
PG13
Subject:
quante volte avremmo voluto rovinare il bel faccino di Buffy, per il modo in cui
ha trattato l’Adorabile Spike nella sesta stagione??? Bè, in questa fanfic,
la Cacciatrice è un tantino più… intelligente? ;-)
NOTA:
il titolo è tratto da ciò che Spike dice a Warren in 6x09 “Smashed”,
parlando del chip…
Guardo
con disapprovazione le unghie laccate di rosa. Lo smalto è già scheggiato, mi
toccherà metterlo di nuovo.
Ma
è mai possibile che, con il lavoro (o meglio, *i* lavori, plurale) che faccio,
non possa neanche pensare di prendermi cura del mio corpo, come fanno tutte le
donne normali?
Ehi,
aspetta un attimo. Quasi l’avevo dimenticato.
Io
non sono una donna
normale!
Sbuffo
rumorosamente e lancio l’ennesima occhiata truce all’orologio a parete.
L’
idiota è in ritardo.
Stamattina
il mio karma
è pessimo. Ho alle spalle si e no due ore di sonno, che con il mio stile di
vita sono assolutamente insufficienti. In più, sono qui da un’ora, ad
aspettare un cretino ossigenato che non si degna di saltar fuori.
Nessuna
sorpresa che sia leggermente
nervosa, no?
Tanto
più che io il Magic Box lo detesto. Ho ancora un pessimo, pessimo ricordo della
mia recente (ed interminabile) esperienza come commessa. Ancora adesso, ogni
volta che sento suonare l’irritante campanellino della porta, mi viene la
pelle d’oca.
Ennesima
occhiata all’orologio.
Dio,
mi sento scoppiare. Temo di essere nel bel mezzo di un attacco di pura
claustrofobia. O quello, o è la menopausa che si avvicina.
Devo
alzarmi, muovermi, uscire. Ma per andare dove? Dawn è a scuola, Will e Tara
all’Università, e al Doublemeat ho il turno pomeridiano. L’unica è restare
qui, dunque.
…
Certo,
so cosa state pensando. Ci sarebbe anche la cripta di un certo
vampiro… ma naturalmente è fuori discussione. Per un bel po’ di motivi.
Primo
fra i quali, il fatto che sta venendo lui qui.
Ok,
forse è il caso di fare un passo indietro, visto che probabilmente adesso siete
perplessi.
Prima
che partiate in quarta, no, Spike ed io non siamo una coppia! Ho detto di no! E
in ogni caso, non lo porterei mai qui senza una buona ragione, con Xander e Anya
immersi nell’ultimo numero di “Tomorrow’s Bride” (quanti diversi tipi
d’abito da sposa potranno mai esistere, al mondo? Voglio dire, non mi sembrava
ce ne fossero così tanti, quando un paio di anni fa stavo per sposar… ehm…
gran brutto ricordo!).
Tornando
a noi, bè…
D’accordo,
Spike sta venendo qui. In teoria. In pratica, non mi sembra proprio. Ma insomma,
tante struggenti dichiarazioni d’amore, e quando ne avrebbe l’occasione non
si fa vedere?
Lo
detesto.
…
Ok,
non è vero. Se lo odiassi davvero, non avremmo avuto quella dannata
conversazione, questa notte, e adesso non sarei qui ad aspettarlo.
Cioè,
vi rendete conto?
Io
sto aspettando Spike!
Non
dovrebbe essere il contrario?? Voglio dire, è lui quello super innamorato, no?
E’ lui quello dei pedinamenti, e gli appostamenti notturni, e… e gli effetti
speciali.
Ve
la ricordate la faccenda di Drusilla? Ma si, quando ha ben pensato di
incatenarmi nella sua confortevole
(anche se in quel momento, ve lo assicuro, non era poi così comoda!) cripta,
per confessarmi i suoi sentimenti…
Urgh.
Urgh
la storia delle catene, intendo. Perché è così fissato con questa roba??
Corde, manette… tutto ciò che serve a impedire i movimenti, pare gli piaccia
tantissimo.
Bah.
Ho rinunciato da molto tempo a comprendere la perversa mentalità dei vampiri.
Va
bene, sto divagando. Il fatto è che non è facile spiegare cosa mi ha portato
ad invitare qui Spike. Non so neanch’io come sia iniziata questa
storia.
Dunque,
la scorsa notte, dopo il solito giro di ronda, sono… uh… andata da lui, e…
ehm… devo proprio spiegarvi tutto?? Ad ogni modo, tra le… *altre* cose,
siamo finiti col parlare della nostra… bè, ecco. E’ più forte di me, non
ce la faccio a chiamarla “storia”. Comunque, avete capito, no?
Si,
insomma, abbiamo parlato, e…
C’è
da premettere che mi sentivo ancora in colpa per come l’avevo trattato alla
festa (tanto più che non l’avevo nemmeno invitato). E anche per la storia
dello pseudo omicidio. Vale a dire, per averlo pestato davanti la centrale di
polizia, quando pensavo di aver ucciso quella ragazza (Katy, o qualcosa di
simile).
Insomma,
siccome mi sentivo in colpa con lui, sono stata più… ehm… carina del
solito, ed è finita che mi sono messa nei guai con le mie stesse mani.
Datemi
retta, mai compromettersi con vampiri feticisti. Prendono tutto tragicamente
alla lettera.
Guardo
di nuovo l’orologio (sarà solo la sessantaduesima volta in dicei minuti). Ma
perché il tempo passa sempre del modo sbagliato? Quando non hai assolutamente
nulla da fare, ogni istante sembra interminabile… e quando invece ti diverti,
arriva subito l’alba!
Ehi,
no, aspettate! Non volevo dire questo! …Ma il concetto mi sembra chiaro, no?
Basta,
non ne posso più. Devo fare qualcosa. Sono o non sono la Cacciatrice,
dopotutto? Mi sembra normale che non riesca a passare troppo tempo seduta
attorno ad un tavolo (specie se al tavolo in questione ci sono due rivoltanti e
fastidiosissimi piccioncini come quelli che ho di fronte in questo momento).
Un
bel po’ di violenza. Ecco cosa ci vuole.
…
No, prima che vi venga in mente, non sto parlando di fare a fettine Anya e
Xander, anche se la cosa è terribilmente allettante. Voglio solo fare un po’
di esercizio. Anche se, da quando il sig. Giles se n’è andato,
l’addestramento è diventato molto meno eccitante.
…Oh,
vi prego, no! Non eccitante in quel
senso!
E,
a proposito di non
eccitante… che fine ha fatto Spike? Si, perché, in teoria, è proprio con lui
che dovrei allenarmi. Insomma, schivare coltelli volanti non è proprio
facilissimo, se non hai nessuno a lanciarteli. Quindi, mi serve qualcuno che
possa farlo. E che, possibilmente, sia abbastanza forte da allenarmi anche nel
corpo a corpo.
E
chi meglio di Spike, per un… ehm… corpo a corpo?
Rispunto
a fatica dal baratro di pensieri V.M 18 in cui sono caduta, e mi alzo in piedi,
diretta verso la palestra sul retro. Nelle mie intenzioni, dovrei semplicemente
sgattaiolare via senza farmi sentire, così da evitare inutili domande: ma
quando mai qualcosa va come dico io?
Infatti,
il mio fedele Rilevatore di Movimenti personale (as Xander) si mette subito in
funzione, bloccandomi con un: “Ehi, Buff, dove vai?”.
Sfodero
il mio proverbiale Sorriso Finto (che mi è stato utile in un bel po’ di
occasioni, specialmente da quando sono… tornata): “Oh, avevo pensato di
allenarmi un po’! Non posso mica trascurare la forma fisica solo perchè il
sig. Giles se n’è andato, no?” dico allegramente, e senza aspettare una
replica, mi affretto verso la palestra.
Avrei
una mezza intenzione di avvisare Xander della possibile comparsa di un certo
ossigenato, ben sapendo che, se non lo facessi, probabilmente volerebbero
paletti… ma, dopotutto, mi dico, potrò sempre uscire allo scoperto e salvare
la situazione in extremis, se dovessi sentire delle urla (del tipo, per
intenderci: “E tu che diavolo ci fai qui, Capelli d’oro???!!”).
Così
decido di lasciar perdere.
Appena
mi chiudo la porta della palestra alle spalle, provo un istintivo sollievo. Armi
e pesanti attrezzi su cui sfogare il mio malumore: cosa posso chiedere di più
dalla vita??
Comincio
col pungiball. Non indosso nemmeno i guantoni: stamattina non ne ho bisogno.
Pugno
dopo pugno, colpo dopo colpo, sento pian piano la tensione sciogliersi, i nervi
rilassarsi. Niente riesce a calmarmi meglio di un po’ di sano combattimento.
Meglio ancora se con una persona reale. Ma non mi sembra che questo posto
pulluli di kamikaze ansiosi di sfidare la Cacciatrice…
Per
rilassarmi davvero, comunque, immagino che il pungiball abbia gli occhi azzurri
e i capelli decolorati: così, dopo ogni colpo, mi sento infinitamente meglio.
Quando
ne ho abbastanza, passo agli esercizi d’atletica: ma si, tutta quella roba
stile cheerleader che piaceva tanto al mio beneamato Osservatore (che, per
Osservare meglio, ha ben pensato di lasciare il Paese…).
Comincio
con qualche ruota, un po’ di spaccate, qualche verticale. Infine, passo agli
esercizi sul cavallo.
Ed
è proprio mentre sono nel bel mezzo di una capriola aerea che mi sento
afferrata per la vita e portata a terra.
Il
mio primo istinto sarebbe quello di urlare, o divincolarmi: ma mi basta un
attimo, e riconosco il profumo che mi avvolge. Lo stesso che sento ogni notte,
dopo la ronda, da qualche mese in qua.
E
poi, le mani che mi cingono possessivamente i fianchi sono pallide e… fredde.
A
questo punto, decisamente non ci vuole un genio per capire chi è il mio
misterioso assalitore.
Mi
volto di scatto ed esibisco una delle mie migliori occhiatacce: “Si può
sapere che diavolo ti salta in mente?? Potevo anche farmi male, lo sai?”
protesto, divincolandomi bruscamente dalla presa.
Spike
se la ride, per niente preoccupato: “Scusa tesoro, ma non mi avevi sentito
arrivare!”.
Mi
guarda con la sua solita faccia da schiaffi, un guizzo malizioso negli occhi:
“E poi, eri così sexy, mentre volteggiavi lì sopra, che non ho resistito
alla tentazione di toccarti…” aggiunge con un ghigno, impossessandosi
nuovamente dei miei fianchi, e attirandomi a sé.
Gli
dò una piccola botta sul braccio, sbuffando: “Certo, chissà quanto sarei
stata sexy, spiaccicata per terra con una gamba rotta!”.
Spike
continua, imperterrito, a sorridere (ma quanto è irritante??!): “Le ragazze
con una gamba sola sono prede più facili…” commenta brioso, sollevandomi
leggermente da terra e facendomi sedere sul cavallo, alle mie spalle.
“Spike!
Che cavolo fai??” protesto, ma lui mi posa casualmente
le mani sulle gambe e, avvicinando il suo viso al mio con collaudate mosse
da seduttore incallito, sussurra: “Non mi hai ancora salutato come si
deve…”
Lo
guardo arricciando le labbra, seccata: “Va bene, come vuoi tu: buongiorno,
razza d’ idiota!”
Spike
(che sembra particolarmente di buonumore, stamattina – proprio come me!) non
pare affatto scoraggiato dalla mia acidità. Si avventa sul mio collo,
baciandolo e mordicchiandolo con dolcezza, finchè non ottiene il suo scopo:
strapparmi un sospiro.
A
quel punto arretra per guardarmi, con quel suo fastidioso, tipico, sorrisino:
“Lo sai, i capelli corti hanno un vantaggio: ti lasciano scoperto questo bel
collo…”
Prima
che parta di nuovo all’attacco, lo blocco, afferrandolo per i capelli e
allontanandolo (non troppo bruscamente, comunque): “Smettila!” sbuffo,
tenendolo a distanza di sicurezza. Si perché, onestamente, non so come andrebbe
a finire, se gli permettessi di… lasciarsi prendere la mano. O meglio, lo so
fin troppo bene; ma non posso permettere che accada. Insomma, devo forse
ricordarvi chi c’è nella stanza accanto?
E
a questo proposito…: “Come hai fatto ad arrivare fin qui? Avevo messo i miei
amici di guardia” mento spudoratamente.
E
Spike lo capisce al volo, perché inarca un sopracciglio, divertito: “Ah,
davvero? Cos’è, hai bisogno dei bamocci per tenermi alla larga?” chiede,
posando le braccia ai lati dei miei fianchi, sul cavallo, come ad intrappolarmi.
Se lo crede un gesto minaccioso, mi spiace proprio deluderlo: è molto più
spaventosa mia sorella quando è in piena sindrome pre-mestruale.
“Non
sembrava che avessi tanta voglia di liberarti di me, l’altra notte…”
commenta, con un sorriso che dire *allusivo* è poco. “E comunque, devo
proprio dirtelo, passerotto: i mocciosi sono pessimi cani da guardia. E’
bastato dire che ero qui per gli allenamenti, per incantarli” aggiunge,
sporgendosi pericolosamente verso di me.
Ok,
ora stiamo decisamente oltrepassando il limite della distanza di sicurezza; mi
tiro impercettibilmente indietro: “Spike, tu sei
qui per gli allenamenti!” sospiro, nel mio miglior tono ragionevole.
Solo
che lui non sembra per
niente ragionevole: “Oh, davvero?” mormora, leccandosi le labbra col
suo solito fare sensuale. “Pensavo che, visto che siamo qui entrambi, avremmo
potuto…”
Il
resto della frase viene sussurrata al mio orecchio, e mi fa arrossire
all’istante.
Lo
spingo via, ma lui è più veloce: mi prende per la vita e mi trascina con sé.
Prima
ancora di rendermene conto, mi ritrovo letteralmente incollata alla sua bocca (contro il mio volere, s’intende!).
Mentre
mi bacia, Spike mi solleva, posandomi di nuovo sul cavallo. Cerco di staccarmi,
ma è inutile: ormai abbiamo passato il limite.
Mi
arrendo. Gli getto le braccia al collo e lo stringo a me, allacciandogli le
gambe intorno alle anche. Sento le sue mani corrermi lungo le cosce, e gli
infilo le mie sotto la camicia nera.
So
bene che dovremmo fermarci, ma… insomma, vorrei vedere voi: mica è facile,
con uno come Spike!
Aspetta,
cosa avete capito?? Nel senso che è molto insistente, non per altro! Quindi,
piantatela subito con quei sorrisetti maliziosi!!!
Lo
allontano con gentilezza dalla mia bocca per respirare, e lui comincia a
torturare il mio lobo sinistro. Mi impossesso di nuovo delle sue labbra e inizio
a sbottonargli la camicia, mentre le sue mani scivolano sotto la mia maglietta.
Il contatto tra la mia pelle, calda per lo sforzo fisico dell’allenamento, e
la sua, candida e fredda come la neve, mi manda letteralmente in estasi.
La
Cacciatrice che c’è in me probabilmente adesso è disgustata; ma non posso
fare a meno di pensare che ogni donna, almeno una volta nella vita, dovrebbe
provare una cosa del genere. Voglio dire, i vampiri sono molto diversi dagli
esseri umani. E, fidatevi di me… non è sempre un fattore negativo!
La
camicia di Spike è ormai finita per terra, e sento che la mia t-shirt sta per
fare la stessa fine… quando ad un tratto vengo folgorata da un pensiero, e lo
spingo via di scatto.
Tranquilli,
niente di grave… mi sono solo ricordata dei miei amici nella stanza accanto!
Se
vi state chiedendo quale complicato processo mentale mi abbia portato a questa
sconvolgente constatazione, bè… avete presente le mie perverse illazioni
sulla sfacciata sensualità dei vampiri? Ecco, credo di aver pensato qualcosa
del tipo: “Neanche un demone millenario
come Anya ha mai provato una cosa del genere” e… puff!
Spike,
ora vestito solo della solita maglietta nera, barcolla all’indietro e mi
guarda, sorpreso. Mi ricompongo in fretta e salto giù dal cavallo, sistemandomi
i pantaloni con le mani.
Incrocio
il suo sguardo e sbuffo: “Smettila di guardarmi in quel modo. Non possiamo”.
E
lui, che fa sempre
quello che gli dico di fare, smette di fissarmi stupito, e cambia espressione:
ora ha l’aria delusa, il che è molto, molto peggio.
Mi
chino a recuperare la sua camicia e gliela porgo, con un gesto spazientito.
Meglio che si rivesta. Decisamente meglio che si rivesta.
Ma
lui non lo fa. Si limita a raccogliere la camicia e a guardarmi, sporgendo
leggermente il labbro inferiore… sa che non posso negargli nulla, quando fa
così, e… oh, al diavolo!!!
Quasi
gli salto addosso, baciandolo come se ne andasse della mia sopravvivenza. Lui
getta di nuovo la camicia per terra e mi stringe, lasciando correre le mani su e
giù lungo il mio corpo.
Sto
per spingerlo a terra e mettermi a cavalcioni su di lui, per poi fare cose
assolutamente vietate ai minori di quarantadue anni… ma mi arriva alle
orecchie la risata di Anya, e di nuovo mi blocco.
“Spike”
sussurro, scostandomi da lui “Smettila, ti prego. (ti
prego? Sto davvero pregando Spike??)
Non possiamo. Non qui!” aggiungo, pentendomene immediatamente.
Infatti
Spike mi guarda con il suo solito ghigno e suggerisce: “Bè, allora andiamo da
qualche altra parte. Cerchiamoci un posticino tranquillo, e poi…” inarca il
sopracciglio sinistro con eloquenza. Non c’è davvero bisogno di aggiungere
altro. Si passa la lingua sui denti, in un modo così dannatamente sexy che
sento il mio basso ventre contrarsi in una fitta.
Si
avvicina e mi accarezza sensualmente il collo, guardandomi con il viso inclinato
da un lato: “Andiamo, Cacciatrice…” mormora lascivamente. Si china su di
me, sfiorandomi l’orecchio con le labbra mentre aggiunge: “… lo so che lo
vuoi anche tu!”.
Il
suo sussurro mi fa rabbrividire (o forse è il sospiro freddo che sento sul mio
collo?). Deglutisco e di nuovo lo allontano, ma ormai non inganno più nemmeno
me stessa.
Lo
guardo, e un attimo dopo ho già deciso: “… E va bene!” sbotto, come se
gli stessi facendo chissà che favore.
Spike
sogghigna, palesemente soddisfatto, e mi porge il braccio, stile cavaliere
ottocentesco. Lo guardo come se fosse completamente pazzo, ma in effetti sto
sottovalutando uan cosa: Spike è un cavaliere ottocentesco. O meglio, William lo era. Dubito
che l’attuale Spike corrisponda molto alla descrizione, anche se le mie
conoscenze storiche non sono esattamente quelle del sig. Giles. O di Willow.
Insomma, non sarò una cima, ma una cosetta o due le so sull’età vittoriana.
…
Perché era l’età vittoriana, vero?
Spike
mi fissa perplesso. Dev’essersi accorto che sono soprappensiero, anche se dubito fortemente possa intuire che tipo di idee mi stiano
occupando la mente. Sicuramente non sono le stesse che stanno tenendo impegnato
lui, comunque.
Urgh.
Temo proprio di sapere cosa lui
stia pensando…
Rifiuto
il braccio – forse non se n’è accorto, ma non siamo più nella sua epoca
– e lo precedo verso la porta. Spike mi segue, come un cagnolino fedele che
aspetta docilmente il suo osso.
La
cosa grottesca?
Il
suo osso sono io.
********
Appena
apro la porta, però, mi rendo conto di una cosa: non ho ancora pensato a che
scusa trovare con i miei amici. Insomma, non credo sarebbe un’eccellente idea
dirgli che vado a fare sesso nella cripta di un vampiro. Con
un vampiro. E in ogni caso, nel nostro gruppo abbiamo già una sfacciata
ninfomane con una propensione per la poligamia (ricordate la faccenda dei due
Xander? Anya voleva tenerseli entrambi, e non certo per giocarci a domino!).
E
poi, c’è da tener presente che Spike non è esattamente il primo della lista
*Possibili Fidanzati di Quella Zitella di Buffy* (lista amorevolmente redatta
dai miei cosiddetti migliori amici, i quali sembrano pensare che io sia del
tutto incapace di trovarmi un uomo da sola). Anzi, credo che sia il… ehm…
penultimo. Subito dopo Angel, e subito prima di Clem.
A
questo punto mi domando proprio chi ci sia al primo posto. Riley Capitan
America? (Lo so, passo troppo tempo con Spike!). O forse Richard lo Slavato? In
entrambi i casi, preferisco non saperlo.
Esco
dalla palestra con Spike alle calcagna. Il mio cervello sta correndo ad una
velocità preoccupante. Non credo che andasse così forte nemmeno quando ho
affrontato l’ultima volta quella simpaticissima strega di Glory, mentre
cercavo di capire come toglierla di mezzo senza stroncare la giovane vita di mia
sorella.
Bè,
alla fin fine una soluzione l’ho trovata, no?
Sarebbe
davvero fantastico se io e Spike riuscissimo ad arrivare alla porta, raccattare
la fedele coperta che si trascina sempre in giro, e andarcene senza farci
notare: ma, su una scala da 1 a 100, quante possibilità abbiamo?
Così
non ci provo neanche, e gli faccio segno di fermarsi quando arriviamo davanti al
tavolo.
Anya
sta blaterando qualcosa su certe applicazioni in tulle arancione (!), e Xander
la ascolta rassegnato, emettendo di tanto in tanto qualche gemito di
disapprovazione. Per questo, quando si accorge di me e Spike lì accanto, sembra
vagamente sollevato e coglie subito l’occasione per distrarsi:
“Allora,
finiti gli allenamenti?”.
Io
e Spike ci scambiamo un’occhiata del tipo: “Non
abbiamo neanche iniziato!”. Se solo il mio amico si rendesse conto della
gaffe pazzesca che ha appena fatto…
Naturalmente
faccio finta di niente, ed esibisco il mio celebre (come avete fatto ad
indovinare?!?) Sorriso Finto: “Oh, noi… ecco, pensavamo… cioè, io
pensavo… che sarebbe meglio spostarci nella cripta di Spike, così non
correremmo il rischio di… ehm… rompere qualcosa!” blatero, anche se non ho
la minima idea di quello che ho appena detto.
Xander
mi fissa leggermente perplesso e, cosa ancora più preoccupante, anche Anya
solleva per qualche decimo di secondo lo sguardo dal “Tomorrow’s Bride”.
Per non parlare poi di Spike, che mi ha appena lanciato un’occhiata stupita.
Cos’è,
sono diventata una cosa da guardare?? Perché ho gli occhi di tutti puntati
addosso??!
Faccio
un altro tentativo di salvare la situazione: “Voglio dire, così staremmo più
larghi e… ehm… tranquilli”.
A
queste parole, Xander alza le sopracciglia con aria notevolmente sorpresa, e
Spike avvampa.
Ok, come non detto… temo di aver rovinato tutto.
“Cioè,
non che ci sia bisogno di… ehm… solitudine per… urgh… fare quello che io
e Spike dobbiamo fare… allenarci, ovviamente… è solo che… pensavo che…
insomma, noi…” Qualcuno può dirmi che fine ha fatto il mio cervello??
Fortunatamente,
Spike viene in mio soccorso, dimostrando che almeno la sua materia grigia non è
in vacanza alle Baleari: “Non vogliamo disturbarvi, ecco. Insomma, magari non
adesso, ma forse, più tardi, dato che non ci sono clienti, voi potreste
volere… uh…”
Fa
dei gesti piuttosto eloquenti, e le sopracciglia di Xander raggiungono il
soffitto. Non ci sarebbe bisogno di dire altro… ma naturalmente, qualche
Lingua Lunga di mia conoscenza non è d’accordo.
Anya,
infatti, solleva istantaneamente lo sguardo dalla rivista e si illumina in viso:
“Fare sesso! Ma certo!”.
Io
e Spike siamo letteralmente annichiliti, e anche leggermente preoccupati: che
abbia capito…?
No,
per fortuna no. Anya non ha capito un bel niente. Ha solo completato – nel suo
solito modo esplicito e anti-diplomatico – la frase di Spike.
Xander,
che nel frattempo è diventato di tutti i colori, si volta ad ammonire la sua
esuberante futura moglie (anche se, dopo questo episodio, comincio a dubitare
che avrà davvero luogo un matrimonio…). Io e Spike ci scambiamo una rapida
occhiata, e decidiamo di approfittare del momento per battere in ritirata.
“Allora
noi… andiamo!” esclamo, afferrando Spike per un braccio e trascinandolo
verso la porta. Lui recupera il suo personalissimo Salva-vita Beghelli, io apro
la porta e, dopo un ultimo, teatrale cenno di saluto, ci dileguiamo.
Quanto
può essere complicato fare un po’ di sesso?
********
Mi
giro su di un fianco e guardo Spike.
E’
profondamente addormentato; cosa che non dovrebbe esattamente stupire, dato che
ha questa strana propensione a riposare di giorno. In effetti, rifletto, forse
non è stato molto generoso da parte mia chiedergli di venire al Magic Box di
primo mattino, visto che equivale a notte fonda, per lui.
In
ogni caso, quello che veramente mi sorprende è il modo in cui dorme.
Voglio
dire… è troppo tranquillo. Innanzitutto, la mancanza di respiro lo fa
sembrare leggermente… morto, rende bene l’idea?
E
poi, se ne sta qui, placidamente sdraiato, supino, e ha un’aria così… così
serena, ecco. Non è proprio così che immaginereste un vampiro, no?
Ma,
del resto, ho imparato a mie spese che Spike non è un vampiro normale.
Sospiro
e mi siedo lentamente sul bordo del letto. Ho ancora i muscoli indolenziti,
accidenti a lui. Forse dipende da quella performance non particolarmente
rilassante sulla sua… bara. Detto così sembra un tantino macabro, o è solo
una mia impressione?
Aspetto
qualche secondo e poi mi alzo, cercando di non fare troppo rumore. Dopotutto, mi
dispiacerebbe svegliarlo. Si merita un po’ di riposo, dopo tutte le energie
che ha speso… Anch’io mi farei volentieri una bella dormita, ma purtroppo
non posso. Dawn non ha lezioni, questo pomeriggio (perché, quando andavo io al
liceo, i miei insegnanti non si ammalavano mai, mentre quelli di mia sorella
sembrano soffrire di qualche rara epidemia cronica?), quindi torna a casa per
pranzo. Non voglio lasciarla sola, anche perché si aspetta sicuramente di stare
un po’ con me. E poi, dopo tutto il casino che è successo alla festa di
compleanno, voglio passare più tempo con lei. Mi ha fatto sentire schifosamente
in colpa, con tutta quella storia che la trascuro. E se c’è una cosa che
odio, è proprio sentirmi in colpa.
Gironzolo
per la cripta, barcollando per il temporaneo mal funzionamento delle mie gambe,
alla ricerca dei miei vestiti. Conoscendo Spike, potrebbero essere ovunque. Una
volta ho scambiato i suoi boxer per la mia coulotte. Per fortuna me ne sono
accorta subito, ma è stato così
imbarazzante! Specialmente perchè lui l’ha notato, ed è rimasto per
un tempo interminabile a fissarmi con un ghigno idiota stampato sulla faccia.
E’
che non sono molto abituata a vedere biancheria di Spike in giro. Di solito non
la porta…
In
qualche modo riesco a recuperare i miei vestiti senza svegliarlo, e mi ritrovo
davanti ad un dubbio amletico: dovrei lasciargli un biglietto, come
probabilmente lui si aspetta, in seguito alla nostra conversazione dell’altra
notte… oppure dovrei andarmene e basta, magari imprecando ad alta voce, come
faccio di solito?
Resto
per qualche minuto ferma in piedi, alla base delle sale, sentendomi una perfetta
idiota, mentre penso a cosa fare. Lo guardo dormire e… si, insomma, mi
intenerisco. Sorpresa! Anche la grande Cacciatrice ha un cuore!
Sbuffando,
salgo al piano (se così si può chiamare) di sopra, cercando prebellici
articoli di cancelleria. Trovo una specie di quaderno con la copertina in pelle
nera, e ne strappo un foglio. Prendo una penna (temevo di trovare stilo e
calamaio), e inizio a scrivere:
Ben
svegliato!
Sono
tornata a casa per pranzare con Dawn,
visto
che oggi torna prima da scuola.
Il
pomeriggio sono di turno al Doublemeat, e la sera
vado
al Bronze. Almeno credo.
Ti
dico tutto questo
nel
caso dovessi aver bisogno di me,
più
tardi.
Così
almeno sapresti dove trovarmi se,
non
so, spuntasse fuori
qualche
grosso demone da sistemare…
Ecco
tutto.
Conoscendoti,
immagino che ci vedremo più tardi,
quindi
ora ti saluto.
Buffy
Rileggo
le ultime righe e faccio una smorfia. Decisamente non vincerei mai una gara di
poesia, questo è certo. Ho l’impressione che sia un po’ troppo brusco…
freddo, ecco. Come se Spike fosse l’ultimo degli estranei.
Esito
a lungo prima di aggiungere qualcosa di cui, lo so già, mi pentirò tra circa
un secondo e mezzo:
Tua
Buffy
********
Doublemeat
Palace: la Bocca dell’Inferno.
Ho
affrontato molte cose, nella mia vita. Un paio di volte sono anche morta. Ho
combattuto contro ogni genere di ributtante creatura. Ma niente, niente di
quello contro cui ho lottato negli ultimi anni, aveva un odore anche solo
paragonabile al ripugnante olezzo che domina incontrastato qui dentro. Mi chiedo
se qualcuno lo pulisca mai, questo posto.
L’unica
cosa che viene regolarmente sgrassata è la Macchina Immonda (la friggitrice):
lo so per certo perché, guarda caso, tocca sempre a me! Certo, c’è anche chi
sta peggio: la povera Sophie, ad esempio, è l’addetta alla piastra per gli
hamburger…
Probabilmente
adesso vi starete chiedendo cosa c’è di male negli hamburger. Nulla, in
effetti. Ma quando in un posto del genere ci lavori, ogni cosa perde la sua
attrattiva. Comprese le patatine fritte.
Guardo
l’orologio e traggo un sospiro di sollievo. Il mio turno volge al termine.
Ma
questo non mi impedisce di prendermi un’ultima pausa, giusto?
Così
mi tolgo l’orripilante (Sophie lo trova *allegro*!) cappellino con la mucca, e
vado a sedermi in una stanzetta sul retro, pomposamente definita:
“Spogliatoio”. In realtà, a meno di non desiderare qualche bella malattia
virale, non capisco proprio come si possa pensare di cambiarsi lì dentro.
Mi
accascio su una panca e sbadiglio rumorosamente. Sono davvero a pezzi. Ho
dormito poco, e Spike mi ha… stancata parecchio.
Ripenso
al biglietto che gli ho lasciato. In teoria, potrebbe venire a trovarmi da un
momento all’altro, e mi sorprendo a sperare che lo faccia. Almeno sarebbe un
cambiamento, nella squallida routine di questo inferno.
Mi
torna in mente tutto ad un tratto l’ultima volta che Spike si è presentato
qui. Ricordo molto bene com’è andata a finire… Rabbrividisco, mentre i
flashback di questa mattina si impossessano contro il mio volere della mia
mente. Dio, è stato così… wow. Non ho parole migliori per descriverlo.
Scuoto
vigorosamente la testa, per scacciare le immagini che l’hanno popolata.
Cattiva, Buffy, cattiva!!
Proprio
in quel momento – quasi ad intercettare i miei pensieri più spinti – la
porta si apre e appare Sophie, con un timido sorriso sul volto: “Buffy? Scusa
se ti ho disturbato, ma c’è qualcuno che vuole vederti” dice con
gentilezza, e mi ritrovo a ricambiare il suo sorriso.
“Non
preoccuparti. Ma chi è?” chiedo, anche se ho come la sensazione
di saperlo già.
Sophie
conferma i miei (migliori? peggiori?) sospetti: “Oh, credo che si tratti del
tuo… bè, ragazzo” mi fa, un po’ incerta.
Sospiro:
“Per caso ha dei bizzarri capelli biondi, ed è vestito come un nostalgico
punk retrò?”.
Lei
sembra un po’ perplessa, mentre annuisce. Probabilmente si chiede come mai
parli in questo modo del mio cosiddetto ragazzo…
Mi
alzo e la seguo fuori dallo *spogliatoio*. Ma quando arriviamo in sala, di Spike
non c’è traccia. M volto verso Sophie con aria interrogativa, e lei mi indica
la finestra: “Credo ti stia aspettando fuori”.
Bè,
in effetti come biasimarlo, visto l’adorabile aroma che sprigiona questo
posto?
Mi
passo una mano tra i capelli, nel vano tentativo di sistemarli, ed esco.
La
mia collega aveva ragione: il mio bizzarro non-fidanzato punk se ne sta
appoggiato contro un lampione, rollando pigramente una sigaretta. Appena mi
vede, però, la spegne con un secco colpo di tacco e sorride: “Ciao,
amore!”.
Mi
avvicino lentamente: “Cosa ci fai qui, Spike?”. No, non volevo dire questo.
Ma allora che volevo dire? Non lo so. Del resto, se lo sapessi, non sarei io.
Lui
mi viene incontro e mi abbraccia, attirandomi a sé per i fianchi: “Semplice,
tesoro. Volevo vederti”. Ok, lo so che queste sono solo le sue studiate
tattiche di seduzione… ma lo dice in modo così carino che mi lascio
abbindolare. Si china a baciarmi, e io ricambio, cingendogli la vita con le
braccia. Mi piace sentire il suo corpo contro il mio, mi fa sentire protetta. Ed
è una sensazione molto rara, per me.
Quando
ci stacchiamo, ha un sorriso che gli va da un orecchio all’altro: “Hai
davvero un profumo meraviglioso, lo sai?”.
Ora,
considerato il fatto che ho trascorso le ultime cinque ore in un lurido e
puzzolente fast-food, mi sembra logico sentirmi un po’ presa in giro, no??
Lo
spingo via bruscamente, chiedendomi perché debba sempre rovinare tutto:
“Chiudi il becco, idiota. Vorrei vedere te, a lavorare in un posto del genere.
Non ho nemmeno la forza di insultarti come si deve!” sospiro, stringendo
tristemente le spalle.
Spike
mi fissa con un sorriso stranamente… tenero:
“Lo sai che per me sei sempre fantastica, amore. E comunque, ti ho già
spiegato come la penso su questo posto: devi venire via da qui. Non lo vedi che
ti sta uccidendo?” mi esorta in tono severo; e dalla sua voce capisco che è
sinceramente preoccupato.
Ecco,
è proprio questo il problema di Spike: ci tiene troppo a me.
Mi
tornano in mente particolari della nostra conversazione della scorsa notte
(quella, per intenderci, in cui mi sono incastrata da sola): ho cercato di
fargli capire che anch’io tengo a lui… che non è vero che lo uso solo per
il sesso. Non più, almeno.
Non
avevamo mai parlato in quel modo, prima, e devo ammettere che mi ha fatto uno
strano effetto essere così dolce, con lui. Mi sono ritrovata a pensare a come
andassero le cose, se facessi davvero quello che mi ha chiesto: ovvero, se
accettassi la nostra storia e mi comportassi come una normale ragazza
*fidanzata*.
Potrei,
in effetti. Ma riuscirei mai a farci l’abitudine? E
i miei amici?? Cosa direbbero loro? Probabilmente penserebbero ad un
altro incantesimo andato male…
Scrollo
impercettibilmente la testa, e Spike mi accarezza delicatamente il viso,
guardandomi con la testa inclinata da un lato: “Non è necessario che lavori
qui, passerotto. Se hai bisogno di soldi posso darteli io. E lo sai che dico sul
serio” mormora, fissandomi con una dolcezza disarmante.
Ecco,
sapevo che sarebbe successo: lui fa – o dice – qualcosa di terribilmente
carino, e io a quel punto mi sciolgo.
Mossa
da un improvviso impeto d’affetto,
gli accarezzo il viso, sorridendogli con riconoscenza…
…
e poi lo bacio.
Il
fatto è che certe volte, con Spike, mi sento come… come se potessi davvero
mandare al diavolo la mia Sacra Missione, e tutto il resto. Come se potessi
davvero dimenticare la mia (e la sua) vera natura, e lasciarmi semplicemente
andare.
Ma
naturalmente non posso. Purtroppo non posso.
Mi
allontano da lui, che sembra leggermente stranito, e sospiro: “Non
preoccuparti, io… ce la faccio da sola” affermo, sperando di risultare un
minimo convincente.
Spike
solleva un sopracciglio: “Ne sei sicura?” chiede, dubbioso. Cos’è, non mi
crede? Sto forse perdendo le mie proverbiali, mirabolanti, capacità
d’attrice?
Sorrido
con una certa eloquenza: “Devo forse ricordarti con chi stai parlando?” lo
canzono, incrociando lentamente le braccia al petto (cosa che, nel mio
personalissimo linguaggio del corpo, significa: *Per ogni generazione c’è una
Prescelta, una ragazza baciata dalla fortuna, che si erge contro demoni,
vampiri, e altre schifezze del genere. Ecco, quella sono io!*).
Lui
mi sorride con una certa impudenza: “Oh, so perfettamente con chi sto
parlando!” mi fa, e dal suo sorrisetto infido capisco che si prepara ad un
tiro mancino. Si infila una mano in tasca, e ne estrae un foglietto
accuratamente ripiegato. Aggrotto la fronte, perplessa, e lui spiega il
biglietto davanti ai miei occhi, mentre il sorriso sul suo volto va ad
espandersi oltre ogni limite: “Con la mia Buffy!”.
Mi
sento avvampare, mentre scorro rapidamente con lo sguardo il post-it che ho
lasciato nella sua cripta poche ora fa. Quel *Tua Buffy* di cui, ne ero certa, mi sarei pentita di lì a poco,
è arrivato come previsto a tormentarmi.
E,
chissà perché, ho la sensazione che Spike non abbia alcuna intenzione di
sorvolare.
Ghigna,
sfacciato, mentre ripiega il biglietto e lo ripone nella tasca posteriore dei
jeans. Poi mi guarda, in attesa.
Io
realizzo improvvisamente di dover dire qualcosa, anche se, come prima al Magic
Box, il mio cervello sembra avermi lasciata, prediligendo qualche lussureggiante
località esotica: “Oh, uh, io… è che sembrava così… cioè… non…”
Oh, maledizione! Ma si può sapere che problemi ho??
Prendo
un respiro profondo e ci riprovo: “E’ che mi sembrava troppo freddo
concludere solo con il nome, e… e ho pensato che così sarebbe stato meno…
uh…”.
Ancora
una volta, Spike viene in mio soccorso (è incredibile, sa sempre meglio di me
quello di cui sto parlando!): “… freddo?” suggerisce, scrollando le
spalle.
Io
annuisco, sollevata, e lui riprende il suo solito sorrisino arrogante: “Ma
certo, tesoro. Continua pure a ripetertelo, se serve a convincerti!” mi
schernisce.
Sento
che sto diventando color porpora, mentre gli mollo una botta sul braccio ed
esclamo: “Oh, piantala!”.
Lui
ridacchia (si vede lontano un miglio che se la sta godendo un mondo, accidenti a
lui!) e alza entrambe le mani in segno di resa.
Restiamo
per qualche istante in silenzio, cosa decisamente strana, per noi. C’è come
un senso di… attesa, ecco. Io sono ancora imbarazzata per la faccenda del
biglietto, e lui sembra concentrato su qualcosa… qualcosa che lo preoccupa.
Alla
fine, pur di rompere il ghiaccio, sono io a parlare: “Devo tornare dentro. La
mia pausa è finita”.
Lui
alza la testa di scatto: “Aspetta!”.
Mi
blocco e lo fisso, in attesa.
Lui
esita a lungo, mordicchiandosi leggermente il labbro inferiore (se sapesse
quanto questo gesto mi fa impazzire, probabilmente non smetterebbe più di
farlo!). Proprio quando sto per incalzarlo, si decide: “Stasera sarai al
Bronze, quindi?”.
Un
po’ stupita, annuisco.
Spike
scrolla la testa e prende a giocherellare con la fibbia della cintura… ed è
come una rivelazione, per me.
E’
imbarazzato!! Lui, Spike, William il Sanguinario… è imbarazzato!!!
Sto
per fare una delle mie battutine al vetriolo, quando lui mi anticipa: “E… ci
saranno anche i tuoi amici?”.
Ok,
non so se vi rendete conto… ma non li ha neanche chiamati *mocciosi* o
*bambocci*, o che so io! Dev’essere davvero preoccupato, per dimenticare i
suoi soprannomi preferiti.
Solo
che non capisco proprio perché.
Alzo
le spalle: “Si, certo… ma…”. Lo guardo accigliata, confidando in una
spiegazione.
Grazie
al cielo Spike decide di non farla troppo lunga: “… Sarebbe un problema se
venissi anche io?”.
E
in un attimo capisco tutto.
Non
mi sta chiedendo il permesso di farsi trovare per
caso nei paraggi del Bronze, stasera… mi sta chiedendo se voglio andarci con lui!
In
un attimo, i flashback della nostra Conversazione (proprio così, una
conversazione con la *C* maiuscola) tornano a vorticarmi furiosamente in testa.
Mi sembra quasi di risentire le sue parole:
“Non
importa se non te la senti di… dirlo agli altri, sai? Non ti sto chiedendo
questo. Vorrei solo che… ecco, che tu lo ammettessi con te stessa, capisci?”.
Apro
la bocca per rispondergli – anche se non ho la minima idea di cosa dire – ma
lui mi batte sul tempo: “Cioè, se non vuoi, non…”. Lascia la frase in
sospeso, ma naturalmente capisco cosa vuole dire.
“No,
no… non è questo… è che…” farfuglio, ma poi mi blocco, perché, in
definitiva, non so che diavolo sto blaterando.
Spike,
però, fraintende il mio silenzio. Affonda le mani nelle tasche dello spolverino
e mormora qualcosa del tipo: “Non importa. Come non detto”.
Mi
si avvicina, con un sorriso un po’ triste in volto: “Allora, buona serata,
Cacciatrice!” mi fa, oltrepassandomi.
Mi
volto e lo vedo incamminarsi lentamente verso il cimitero. So che sembra strano,
ma riesce a sembrare deluso anche mentre mi dà le spalle. Riesco a percepire
la sua tristezza.
Ed
è orribile. Mi fa sentire un mostro.
Non
ci penso due volte: “Spike!”.
Lui
si volta, e i suoi limpidi occhi brillano di speranza.
Come
potrei fargli questo?
Gli
sorrido: “Alle nove al Bronze” annuncio, sapendo che, stavolta, non
equivocherà.
Lo
vedo distintamente illuminarsi, effetto insegna al neon. Ma è davvero
un’insegna carina.
Sorride,
e il suo sguardo esprime la più calorosa gratitudine: “Non mancherò,
dolcezza!” promette.
E
io so che non lo farà.
********
Guardo
la mia immagine riflessa nello specchio.
Niente
male, direi. Questo nuovo top rosa mi dona. E il wonderbra nero nuovo di zecca
mi regala almeno una taglia in più, il che non guasta mai, no?
Visto
che, dopo il Bronze, mi toccherà come al solito la ronda, niente gonne:
pantaloni di pelle nera, pratici e sempre attuali.
Stivaletti
con tacco comodo (vale a dire, non a spillo), et voilà! Sono quasi pronta.
Mentre
svito il cappuccio del mascara lancio una rapida occhiata all’orologio. Devo
essere lì tra un quarto d’ora.
O
almeno, così ho detto a Spike.
In
realtà, non mi dispiacerebbe arrivare prima. Si perché, in questo modo, non
sarebbe proprio come se… ehm… come se fossi uscita con lui, ecco. Sia
chiaro, non che me ne vergogni. Se non fosse per l’irrilevante fattore
non-mortezza, Spike sarebbe davvero da esibire!
Mi
sporgo verso lo specchio e sgrano gli occhi, per applicare il rimmel alla
meglio.
In
lontananza si sente “As long as you love me” (canzone assolutamente atroce,
per me) dei Backstreet Boys, la band preferita di Dawn. Si è chiusa in camera
sua con la musica a tutto volume, da brava Adolescente Difficile (temo che siano
le tonnellate di magazines femminili che le comprava la mamma ad averle messo in
testa queste strane idee sulla ribellione giovanile: io l’ho sempre detto che
era uno spreco di carta, ma quando mai qualcuno mi ascolta?).
E
tutto perché le ho proibito di venire al Bronze, stasera.
Oh,
insomma, non fate quelle facce! Non sono mica la Strega dell’Ovest! E’ solo
che, francamente, quindici anni non mi sembrano abbastanza per passare la notte
in discoteca, ecco. E poi, dopo il disastro successo lo scorso Halloween, ho
sempre paura che faccia qualche stupidaggine.
Sospiro,
chiedendomi quanto possa essere difficile essere la sorella maggiore (nonché
madre putativa) di un’adolescente iper reattiva.
Quasi
per caso, mentre traccio una sottile linea di kajal sotto l’occhio destro,
comincio ad ascoltare la melensa canzone che mi riempie le orecchie.
E
rabbrividisco.
…
I don’t care who you are
where
you’re from
don’t
care what you did
as
long as you love me...
…
Every little thing
that
you have said and done
feels
like it’s deep within me.
Doesn’t
really matter
if
you’ re on the run.
It
seems like we
were
meant to be…
Ok,
forse sono io, ma… non sembra anche a voi che questa squallida ballata per
piccioncini ruffiani… si adatti fin troppo bene alla mia situazione
con Spike??
Scuoto
vigorosamente la testa e mi concentro sulle diverse sfumature della matita per
occhi.
Ma
il suono del campanello mi interrompe.
Sbuffando,
poso l’eye-liner e mi trascino fuori dal bagno.
Tanto
lo so benissimo che è inutile chiedere a Dawn di andare ad aprire.
Innanzitutto, con quella lagna a tutto volume non mi sentirebbe. E poi, nel suo
attuale stato da Ce L’Ho Con Il Mondo, non mi farebbe un favore neanche a
pagarla.
Il
campanello suona di nuovo, mentre mi affretto giù per le scale.
Spalanco
la porta, e…
“Spike!”
esclamo, sinceramente sorpresa. Ok… cosa diavolo ci fa lui
qui?
Sorride
radioso… un vero sorriso, non uno sei suoi soliti ghigni allusivi: “Salve,
tesoro! Già pronta?” chiede, pieno di brio.
Ma
che gli prende? Perché è così di buonumore? E perché mi infastidisce che lo
sia???
“Spike…
che ci fai qui? Non avevamo detto…” obietto, ma lui mi interrompe nel suo
modo più tipico: mi attira a sé e, senza tanti preamboli, s’ impadronisce
delle mie labbra.
Va
bene, lo ammetto: non è proprio un brutto modo per essere zittite…
Quando
ci stacchiamo, lo fisso, confusa, e lui mi strizza l’occhio: “Che vuoi che
ti dica… non potevo aspettare!”. Ricordando l’ultima volta che mi ha detto
una cosa del genere, quasi mi aspetto che si trasformi e mi attacchi; ma
ovviamente non lo fa.
Resto
a guardarlo, stranita, mentre entra (benedetti inviti!) e si guarda intorno con
una vaga espressione d’apprezzamento sul viso. Sto per chiedergli qualcosa, ma
lui si volta e mi anticipa: “Allora, andiamo?”.
A
questo punto, mi rendo conto, che senso avrebbe protestare? Quindi, rassegnata,
mi limito a scuotere la testa: “Solo un attimo, devo finire di prepararmi”.
Spike
mi guarda (o, per meglio dire, mi squadra da capo a piedi) e aggrotta la fronte:
“Prepararti? Che altro devi fare?”.
Lo
dice in tono leggermente seccato, e io gli lancio un’occhiataccia: “Devo
finire di truccarmi. E comunque, se non hai voglia di aspettare, puoi sempre
avviarti!” sbotto, tanto per ricordargli che è stata sua
l’idea di venire qui.
E
poi – come ogni donna sa – non si dovrebbe mai interrompere una ragazza nel
bel mezzo dei preparativi, specialmente con frasi come “Non
sei ancora pronta?”. E’ davvero irritante.
Ma
quanti uomini – vivi o non-morti che siano – conoscono questa semplice,
basilare regola?
Di
certo non Spike.
Sospirando,
gli indico il divano del soggiorno: “Puoi aspettarmi qui, intanto che
finisco”.
Lui
annuisce e si accomoda, stravaccandosi con aria palesemente soddisfatta. Fa per
poggiare i piedi sul tavolino, ma io mi schiarisco rumorosamente la gola, e lui
cambia idea (bravo).
Gli
lancio un’ultima occhiata, sospettosa, ma lui mi regala il suo più innocente
sorriso.
A
questo punto, rimugino, tanto vale fare buon viso a cattivo (cattivo?) gioco,
quindi salgo le scale e torno in bagno.
E
mi vengono in mente due cose, entrambe non esattamente piacevoli.
La
prima: ora posso anche dire addio al mio bel piano di arrivare al Bronze in
anticipo, e cavarmela con la storia *Non sono uscita con Spike, l’ho solo
incontrato!*.
La
seconda: cosa farei se la mia imprevedibile sorellina scegliesse proprio questo
momento per andare di sotto a prendersi qualcosa da bere? Come farei a spiegarle
la presenza di un certo vampiro platinato nel nostro soggiorno?
Mentre
medito, mi spalmo un’abbondante strato di gloss alla fragola sulle labbra. A
dire il vero l’avevo già messo prima, ma la voracità di una nostra
conoscenza ha rovinato l’effetto nel giro di tre secondi…
Finisco
di truccarmi alla velocità della luce (non perché mi dispiaccia per Spike, sia
chiaro, ma perché prima mi preparo, prima usciamo dal raggio d’azione di Dawn),
e scocco un’ultima occhiata all’immagine riflessa nello specchio.
Ok,
pronta!
Prima
di scappar… ehm… uscire, comunque, mi affaccio in camera della mia cara
sorellina per salutarla. Risponde in modo decisamente poco carino, quindi me la
squaglio.
Scendo
i gradini a due a due ed entro in soggiorno.
Spike
sta facendo esattamente quello che fa di solito nella sua cripta: se ne sta in
panciolle davanti alla TV. Manca solo un bel (!) boccale di sangue a completare
il quadretto, ma dubito che troverà qualcosa di simile, in questa casa.
Appena
avverte la mia presenza (ad un vampiro non puoi mai, mai, fare una sorpresa come
si deve!), spegne il televisore e si alza. Mi sorride: “Andiamo?” chiede
semplicemente.
Annuisco
e lo precedo verso l’ingresso. Per poco non cado stecchita quando mi fa: “E
Briciola? La lasci a casa da sola?”.
Ehi,
ma per chi mi ha preso???! Non avrà davvero pensato che lasciassi la mia
sorellina quindicenne sola in casa per tutta la notte? Sarebbe già
inammissibile se vivessimo in una città normale, figurarsi sulla Bocca
dell’Inferno!
Lo
guardo di traverso e sbotto: “Certo che no! Sophie si è offerta di stare con
lei, mentre io non ci sono. Arriverà a momenti”.
Piccola
curiosità: per convincere Sophie a stare con Dawn di venerdì sera – mentre
io vado a divertirmi con i miei amici e il mio cosiddetto ragazzo – è bastata
la promessa che Clem sarebbe passato a trovarle, e avrebbe portato il Cluedo…
A
questo punto, la domanda è: d’accordo, io sarò pure quella con la fissa per
i vampiri… ma quanto è malato prendersi una cotta per un demone con le
orecchie da cocker??
Persa
come sono nei miei folli vaneggiamenti, mi occorre qualche secondo per rendermi
conto che Spike mi sta parlando. Solo che non capisco un accidenti, e prorompo
in un sonoro: “Cosa?”.
Lui
mi fissa con aria leggermente perplessa: “Ho detto che forse dovrei andare a
salutarla, visto che è a casa, no?”.
Ma
di che parla?
Oh…
certo, Dawn!
La
mia mente corre a tutta forza: permettere a Spike di salutare mia sorella mi
costringerebbe a spiegare tutta la storia del non-appuntamento (e magari anche
gli ultimi mesi di impetuosi incontri notturni col vampiro in questione…).
Bè,
non ci vuole un genio per capire qual è la cosa più saggia da fare, no?
Afferro
la giacca di pelle nera dall’attaccapanni (per la cronaca, la indosso perché
fa pendant con i miei pantaloni, non con lo spolverino di Spike!!) e
apro con slancio la porta: “Oh, no, non preoccuparti! Non è necessario…
anzi, detto tra noi, è veramente di pessimo umore, stasera, quindi credo che
non voglia vedere nessuno” spiego, anche se non sono poi così convinta di
quello che sto dicendo. Oppure, per meglio dire, mento, sapendo di mentire.
Infatti, se c’è una persona al mondo in grado di tirar su il morale di mia
sorella quando è in piena crisi, quella è proprio Spike.
Esco
sul portico, voltandomi per aspettarlo… ed è allora che mi accorgo della sua
espressione.
Mi
sento più che mai smascherata, perché è evidente che ha capito il mio gioco.
Ed è ferito. E’ ferito perché non voglio che Dawn sappia di questa serata, e
lui l’ha capito.
Spike
mi capisce meglio di chiunque altro.
E
a volte è spaventoso.
Accidenti…
non so cosa mi sia preso (mi sto forse rammollendo?), ma inizio a sentire quella
vaga stretta alla bocca dello stomaco che si traduce con tre semplici parole:
senso di colpa.
E,
come ho già detto, io odio
sentirmi in colpa.
Lo
guardo e gli sorrido, sperando di apparire rassicurante: “Stà tranquillo, te
la saluto io, ok? Le dirò che sei passato, ma che avevamo molta fretta,
quindi…”.
Avete
presente l’effetto insegna al neon cui ho accennato prima? Bè, eccolo che
ritorna, più sfavillante che mai.
Spike
esce sul portico accanto a me, e dal modo in cui mi guarda sento che capisce.
Il bello delle mie chiacchierate con lui, è che suonano assolutamente vuote e
stupide, all’orecchio di chiunque altro. Ma, in realtà, sono piene di
significati reconditi che solo noi due comprendiamo.
“Grazie
Buffy” mormora, e io so perchè mi è grato.
Perché
lo sto ammettendo nella mia vita.
********
Adesso
ho una bella domanda per voi.
Di
cosa una Cacciatrice rammollita può parlare con un bislacco vampiro centenario
(suo amante da qualche mese), mentre stanno andando insieme ad un *non-proprio-finto-appuntamento*,
e per di più tenendosi per mano?
Naturalmente
non è stata una mia idea. La storia della mano, intendo. E’ venuto spontaneo.
Appena siamo usciti dal vialetto di casa, Spike me l’ha presa, e io l’ho
lasciato fare. Del resto, come impedirglielo, dopo tutta la storia di Dawn?
E
così, adesso, eccoci qui, insieme, sulla strada per il Bronze. Stiamo parlando
della potenziale relazione tra Sophie e Clem (!), che personalmente trovo
assurda e grottesca. Ma, quando gli chiedo cosa ne pensa, lui scrolla le spalle
e risponde: “Se si piacciono, perché non dovrebbero stare insieme?”. Si
volta a guardarmi, e nel blu dei suoi occhi vedo brillare una strana luce:
“Credi ancora che i demoni non sappiano amare, dolcezza?”.
Ok,
come non detto. Temo proprio di aver fatto una gaffe. Ma insomma, vorrei vedere
voi al mio posto! Avete idea di quanti argomenti è meglio non toccare con un
vampiro? Bisogna persino evitare espressioni del tipo *con tutta l’anima*, e
roba del genere! E’ stressante!
Scuoto
debolmente la testa: “Non volevo dire questo”.
Spike
sostiene il mio sguardo: “E allora cosa?”.
Ricambio
la sua occhiata, ma dopo un po’ mi rendo conto di non aver nulla di sensato da
dire. Così abbasso lo sguardo, concentrandomi sulla strada.
E
poi lo sento fermarsi.
La
mia mano, intrecciata alla sua, mi tira leggermente all’indietro, e mi giro,
fermandomi a mia volta.
Spike
mi sta fissando, e improvvisamente mi sento nuda sotto il suo sguardo. I suoi
occhi sembrano perforarmi, leggermi dentro.
Poi,
la sua voce.
“Perché
fai tutto questo?”.
…
Eh??
Aggrotto
la fronte e lo guardo, senza capire: “Che vuoi dire?”.
Lui
solleva le nostre mani congiunte, alzando un sopracciglio con eloquenza:
“Questo!”.
…
Eh?
Ok,
forse sono un po’ tarda, ma… di che accidenti sta parlando?
Spike
nota la mia espressione perplessa e sospira: “Perché… sei così carina, con
me?”.
…
Oh.
Allora è di questo che si tratta.
Bè…
Gran
bella domanda. Peccato solo che io non abbia la risposta.
Ci
penso su. Perché mi comporto tanto diversamente, con lui?
Dopo
quella *Conversazione*, non sono più la stessa. O forse no. Forse il
cambiamento era già avvenuto, anche prima della scorsa notte. Dopotutto, la
vecchia Buffy si sarebbe ben guardata dallo scendere a livelli tanto personali,
con lui.
Esito
un po’ prima di rispondere: “Non lo so. Ma… le cose sono cambiate tra noi,
Spike”. Alzo la testa per incontrare i suoi occhi, che mi scrutano attenti.
Prendo
un bel respiro e continuo: “Quello che voglio dire, è che… Io non ti vedo
più come ti vedevo una volta. Non sei più un… nemico, per me. Non lo sei più
da molto tempo”.
Sento
lo sguardo di lui bruciarmi la pelle, mentre sottovoce aggiungo: “E non sei più
solo sesso. Forse non lo sei mai stato” sussurro, fissando ostinatamente il
marciapiede.
La
mano di Spike stringe più forte la mia, intimandomi di guardarlo.
Lo
faccio. E vedo che i suoi occhi sono più scuri che mai. Profondi come oceani in
tempesta.
“E
allora che cosa sono, Buffy?” chiede, la voce roca, bassa.
Stanca.
Schivo
di nuovo il suo sguardo, per non vedere quanta disillusione illumina quegli
occhi azzurri.
Te
lo direi. Giuro che te lo direi. Ti direi cosa sei per me.
Se
solo lo sapessi.
Mi
mordo lievemente il labbro inferiore: “Non lo so, Spike. Non lo so”.
Lui
abbassa per qualche istante lo sguardo, e io mi sento davvero malissimo.
Perché
l’ho ferito. Ancora una volta.
O
forse no.
Quando
mi guarda, infatti, sorride: “Dovremmo allungare il passo, passerotto. Quei
bambocci dei tuoi amichetti ci stanno aspettando!”.
Ricambio
il suo sorriso, sollevata per tre motivi:
Gli
stringo la mano, come in un silente ringraziamento, e ci incamminiamo verso il
Bronze.
Non
c’è che dire: le cose sono proprio cambiate, tra noi.
********
Appena
apro la porta del Bronze la musica mi investe.
E
quando riconosco il pezzo, intuisco che non sarà una serata come le altre.
…Sweet
dreams are made of this
Who
am I to disagree?
Travel
the world
and
the seven seas.
Everybody’s
looking for something…
La
calda voce del cantante mi avvolge, e rabbrividisco.
Di
solito non amo questo genere, è vero. Cioè, non sono esattamente la più
grande fan di Marilyn Manson in circolazione.
Ma
questa canzone… questa canzone…
E’
così sensuale.
Non
penso a niente. Mi volto verso Spike e lo prendo per un braccio, trascinandolo
verso la pista.
Lo
sento opporre debolmente resistenza, così mi protendo verso di lui e gli parlo
all’orecchio: “Solo questo pezzo… voglio ballare!”.
Lui
sembra sorpreso, ma annuisce.
Raggiunta
la pista, gli do le spalle, permettendogli di allacciarmi le braccia intorno
alla vita. Poso le mie mani sulle sue e chiudo gli occhi. Non voglio pensare a
niente che non sia la musica, adesso.
…
Some of them want to use you
Some of them want to get used by you
Some of them want to abuse you
Some of them want to be abused…
E,
in un attimo, non sono più al Bronze. Non sono più Buffy. Non sono più la
Cacciatrice.
Sono
aria, vento, acqua, fuoco, sono tutto e niente.
Sono
essenza.
Volo
per i cieli infiniti dell’oblio, perdendo completamente la percezione di ciò
che mi circonda.
Avverto
solo indistintamente, come in un sogno lontano e sfocato, il corpo di Spike
muoversi sinuosamente dietro di me, perfettamente coordinato al mio.
Mi
abbandono ad occhi chiusi contro il suo petto, lasciandomi cullare dalla
sensazione delle sue braccia forti che mi cingono i fianchi.
…Sweet
dreams are made of this
Who
am I to disagree?
Travel
the world
and
the seven seas.
Everybody’s
looking for something…
Nulla
esiste più, intorno a me. Le
bollette da pagare, le crisi di Dawn, l’assistente sociale, il Doublemeat, la
ronda…
Il
ritmo della musica trasforma i miei problemi in movimento, e ballando li
cancello. So che sarà un sollievo temporaneo, ma per quanto possano essere
temporanei i sollievi… mi sento da favola.
…
I wanna use you and abuse you
I wanna know what's inside you…
…
Movin' on
Hold your head up
Movin' on
Keep your head up…
Il
fiato freddo di Spike sul mio collo è come un alito di vento che mi porta via,
lontano, dove dubbi e dilemmi non possono raggiungermi.
Dove
sono sola, ma non mi sento sola.
Dove
mi sento amata e protetta.
Dove
mi sento completa.
…Sweet
dreams are made of this
Who
am I to disagree?
Travel
the world
and
the seven seas.
Everybody’s
looking for something…
…
Some of them want to use you
Some of them want to get used by you
Some of them want to abuse you
Some of them want to be abused…
Non
c’è dolore, non c’è paura, non c’è incertezza.
Ma
so che, prima o poi, la musica finirà, e io verrò nuovamente strappata da lì.
Strappata
dal Paradiso.
…
I'm gonna use you and abuse you
I'm gonna know what's inside
Gonna use you and abuse you
I'm gonna know what's inside you…
Gli
ultimi secondi, solo gli ultimi secondi, di pace completa.
Poi
la musica si interrompe, e riapro gli occhi, tornando di botto alla realtà.
Svegliandomi bruscamente da un sogno perfetto.
Istintivamente,
mi divincolo in malo modo dalla presa che mi stringe, mentre la mia canzone
lascia il posto ad una grossolana ballata pop, che porta via con sé anche le
ultime gocce di magia.
Mi
volto verso Spike, e subito noto la tristezza nei suoi occhi.
Accidenti,
non volevo fargli del male. Se mi sono allontanata da lui con tanto impeto, è
stato solo per la delusione e la rabbia di dover dire addio a quella beatitudine
in cui ero immersa.
Per
dimostrarglielo gli sorrido timidamente e cerco la sua mano. Lui mi guarda di
sottecchi, mentre intreccio le mie dita con le sue.
Poi
mi sorride e si china su di me. Per un attimo penso che voglia baciarmi, e sento
un brivido corrermi lungo il corpo.
Ma
lui non lo fa. Si limita a sussurrarmi all’orecchio: “Non credi che adesso
dovremmo cercare i tuoi amichetti, tesoro?”.
La
sua voce, così calda e profonda, mi fa venire la pelle d’oca. Per un istante,
mi sembra quasi di sentire gli echi dell’ipnotica canzone appena conclusa.
Mi
occorre qualche secondo per cogliere il senso delle sue parole. Comincio a
guardarmi intorno, scandagliando la folla alla ricerca di volti noti. Ma vedo
solo estranei.
Mi
giro di nuovo verso Spike: “Io non li vedo. E tu?”.
Lui
scrolla le spalle, volgendo lo sguardo di qua e di là. Dopo un po’ si volta
verso di me e scuote debolmente la testa.
Oh,
fantastico. Sbuffo, alzandomi in punta di piedi per rivolgermi a lui:
“Evidentemente non sono ancora arrivati”.
Spike
annuisce, ma non smette di scrutare la folla. E… sbaglio, o è speranza
quella che vedo nei suoi occhi? Davvero lui vuole trovare i miei amici???
Tutto
questo è assurdo.
Sospiro,
e di nuovo mi avvicino al suo viso: “Beviamo qualcosa, mentre li aspettiamo”
suggerisco. Si perché non è proprio il massimo stare fermi nel bel mezzo di
una pista da ballo, circondati da giovani e iperattivi elefanti privi di grazia
che ti pestano i piedi a ripetizione… mi spiego?
Così,
senza aspettare una risposta, mi faccio largo tra la calca, trascinando con me
Spike, le nostre mani ancora unite.
Arrivare
al bar è come approdare ad una meravigliosa oasi di pace nel caos circostante.
Troviamo due sgabelli liberi e quasi vi ci accasciamo.
Spike
fa cenno al barman, che viene verso di noi con aria piuttosto seccata. Il mio
non-fidanzato prende l’iniziativa: “Per me un bourbon, e per la mia
signora…”
La
mia signora? La
mia signora??? E chi è??? Non posso essere io… non sono io, vero?
“…
una vodka alla pesca” sento la mia voce dire, anche se non mi sembrava di aver
proferito parola.
Il
barman si allontana con le ordinazioni, e Spike si volta a fissarmi con un
sopracciglio inarcato e la solita aria canzonatoria: “Tu, una vodka?? Tu??
Credevo che l’irreprensibile Cacciatrice bevesse solo acqua tonica! E poi, non
avevi chiuso con l’alcool?” mi sbeffeggia, adorabile come al solito.
Lo
guardo in cagnesco: “Chiudi il becco. Ormai ho ventun’anni, ricordi?”
aggiungo, in un certo tono d’importanza (anche se, forse, considerato il fatto
che parlo con un vampiro di quasi centotrent’anni, la mia altezzosità da
donna di mondo è un po’ fuori luogo…).
Lui
sghignazza: “Oh, e come potrei dimenticarlo, tesoro?! La tua festa è riuscita
così bene che nessuno voleva andarsene!” è il suo inopportuno commento.
Arriccio
il naso, seccata: “Piantala con questa storia. Voglio solo dimenticare,
grazie” sbuffo, ed è vero. Non vedo l’ora di cancellare dalla mia memoria
quella serata (o meglio, quelle due serate). Prima il demone della spada, poi Dawn, poi la
maledizione di quella pazza amica di Anya… decisamente uno dei miei soliti
compleanni!
Spike
sorride, fissandomi con le sopracciglia inarcate: “Oh, davvero? E perché mai?
Vuoi forse dimenticare l’Adorabile Richie?”.
A
quelle parole gli lancio un’occhiataccia, ma lui continua:
“Che
peccato, un così bravo ragazzo… Eravate davvero una bella coppia, lo sai? A
proposito, che gli è successo? L’hai più rivisto, o quel demone l’ha fatto
a pezzetti?”.
Fortunatamente
l’arrivo dei nostri drink mi salva dall’imbarazzo di trovare una risposta.
Spike
prende il suo bicchiere, ed io…
E
questo che diavolo è???
Voglio
dire, da quando in qua, nei locali, si servono barili di alcool?
Ok,
forse non è proprio un barile, ma…
“Che
fai, amore, non bevi?” mi apostrofa Spike, e io deglutisco.
Annuisco
– sperando di apparire adulta e sofisticata – e afferro con decisione la
pinta di liquido rosa. La porto alle labbra e prendo un lungo, prolungato sorso.
Uhmm…
buona. Fresca, dissetante. Ne bevo ancora, godendo del delicato sapore fruttato
che mi scorre in gola. Improvvisamente, la grossa pinta d’alcool sul bancone
sembra non bastarmi.
“Vedi
i mocciosi, da qualche parte?” domanda Spike, perlustrando il locale con gli
occhi.
Scrollo
le spalle: “Non ancora. Ma sono sicura che arriveranno a momenti”.
Lui
annuisce, un po’ dubbioso – del resto lo sono anch’io – e prende un
altro sorso dal suo bicchiere. Io faccio lo stesso col mio, continuando a
guardarmi intorno senza successo.
Prima
ancora che me ne renda conto, il mio boccale è vuoto. Lo fisso, delusa e
sorpresa, chiedendomi come diamine ho fatto a scolarmi tutta quella bibita in
così poco tempo.
Lancio
un’occhiata a Spike, notando con sollievo che anche lui ha finito il suo
drink. In un attimo, i nostri occhi s’incontrano, e lui mi sorride, con la
solita aria derisoria: “Ma guarda, quel bicchierone è già vuoto…
Cacciatrice cattiva!” mi schernisce, enfatizzando con malizia le ultime
parole.
Ignoro
deliberatamente l’allusione e avvicino il mio bicchiere al suo, con aria
significativa. Spike sorride e fa cenno al barman di avvicinarsi.
Altro
bourbon, altra vodka.
Man
mano che il liquido fresco e dolce mi scorre in gola, ogni cosa, intorno a me,
inizia a perdere nitidezza: avverto tutto come lontano, sfocato.
Mi
sembra di rivivere la meravigliosa sensazione di abbandono provata poco fa,
durante quel ballo, ed è uno splendido sollievo. Dio, ho così tanto bisogno di
lasciarmi andare… di annullarmi, di perdere il contatto con la realtà. Di
disconnettermi, almeno per un po’, dalla mia frenetica vita.
E,
inspiegabilmente, la vodka mi aiuta.
Mi
volto verso la pista, dondolando leggermente la testa a ritmo di musica, e noto
una cosa bizzarra.
Il
Bronze è avvolto da una leggera foschia.
Probabilmente
sono fumogeni, ecco perché la visibilità è tanto pessima.
Ho
la vista completamente appannata. Mi volto verso Spike, rendendomi conto che i
fumi hanno raggiunto anche il bar.
Bè,
poco importa!
Scrollo
le spalle e torno a fissare la pista, anche se non riesco a mettere a fuoco. La
musica aumenta di volume, riempiendomi le orecchie con un’intensità quasi
fastidiosa.
Prendo
una lunga sorsata del mio drink, sentendomi immediatamente leggera.
Si,
ancora. Voglio essere leggera, senza problemi, senza ansie, senza pensieri.
Voglio
volare.
Bevo
ancora… ed è allora che una voce lontana mi chiama.
“Ehi
Cacciatrice, vacci piano con quella roba!”.
Non
sono sicura di chi ne sia il proprietario, o da dove provenga. Non sono più
sicura di niente, ma mi va benissimo così.
In
fondo, è questo ciò che voglio.
Voglio
dimenticare.
Un
altro sorso, più lungo.
Poso
il boccale sul bancone e, di nuovo, punto lo sguardo sulla pista.
La
nebbia tutt’intorno sta diventando opprimente… mi chiedo proprio come
facciano tutti a ballare senza urtarsi. E poi, la musica cresce sempre di più,
sempre di più… è nella mia testa, sento echi e rimbombi, e… e…
La
testa. Dio, che male.
Deglutisco
e bevo ancora, per scacciare quest’orribile emicrania che sembra essersi
impossessata di me all’improvviso… sento una vertigine… una voce lontana,
qualcosa… ma io non la sento, non capisco cosa stia dicendo.
La
musica è assordante, non vedo più nulla. La testa pulsa dolorosamente, e
l’intero Bronze sembra ruotarmi vorticosamente intorno… e quella voce,
quella voce maschile, ma così lontana e indefinita, ancora nelle mie
orecchie…
Cerco
di nuovo il mio bicchiere, la mia ancora di salvezza, ma non lo trovo.
Non
riesco a pensare. Ho solo bisogno di bere, ho solo…
Spike.
Mi
volto, ma lui non c’è…
Al
suo posto, una macchia indistinta… solo una macchia.
Dio,
ho bisogno d’aria.
Aria…
Boccheggio,
cerco di parlare, ma non posso, non posso. La musica, la musica dentro di me…
è troppo alta, non ce la faccio.
Ma
dov’è finito Spike?
Aria…
ho bisogno di aria.
Un’altra
vertigine, e quasi mi sento svenire.
E
poi succede.
Mi
sento afferrata con forza, sollevata, trascinata, forse.
Ho
paura, vorrei… dovrei gridare, ma…
Il
profumo. Il suo
profumo.
E
poi più nulla.
********
Me
ne rendo conto subito, anche se intorno a me tutto è buio.
Non
sono più al Bronze.
La
musica è sparita, grazie al cielo, e l’aria fresca e pungente di fine
febbraio penetra come balsamo nei miei polmoni. Respiro a fondo, sollevata.
La
seconda cosa di cui mi accorgo, è che non sono in piedi. C’è qualcosa, sotto
di me, qualcosa di duro e freddo, che mi sorregge.
Lascio
correre lentamente le dita sulla superficie, e capisco.
Una
panchina di ferro.
A
questo punto sono davvero perplessa.
Apro
lentamente gli occhi.
All’inizio
è foschia. Poi, pian piano, le immagini sfocate acquistano contorni, nitidezza.
Sbatto
più vole le palpebre, fino a mettere a fuoco una siepe davanti a me.
…Una
siepe?
Volgo
lentamente la testa e vedo alberi, cespugli, fiori.
Ma
che diavolo…?
“Ben
svegliata, amore”.
Mi
volto di scatto (non proprio una grande idea, visto il cerchio che sento alla
testa), e in un attimo ricordo… quel profumo, così inconfondibile, così…
suo.
Spike
è seduto sulla spalliera della mia stessa panchina, le gambe piegate che mi
affiancano. Sorride, ma i suoi occhi sono più scuri del solito. E, se lo
conosco come lo conosco, ha quest’espressione solo in determinati casi.
Quando
è eccitato.
Quando
dice di amarmi.
Quando
è preoccupato.
E
guardandolo capisco subito che, stavolta, si tratta dell’ultima ragione.
Continua
a sorridermi con dolcezza, ma gli costa. Tantissimo.
Mi
accarezza lentamente i capelli, sospirando: “Mi hai fatto prendere un colpo,
passerotto”.
Scusami
Spike, vorrei dirgli. Ma, per qualche motivo, le parole mi muoiono in gola.
Tutto
ciò che riesco a biascicare è: “Cos’è successo?”.
Lui
ghigna, divertito: “Ricordami di non farti più bere, tesoro! Reggi l’alcool
come io tollero la luce del sole!”.
Aggrotto
la fronte, perplessa. Si può sapere di che diamine sta parlando?
In
un impeto di pure misericordia, lui sospira e spiega: “Stavi bevendo quella
vodka e ti sei lasciata prendere la mano. Hai avuto una vertigine, e sei quasi
svenuta. Ho pensato fosse meglio portarti fuori, all’aria fresca”.
Oh…
Oh
mio Dio.
Sta
forse cercando di dirmi che mi sono ubriacata?
Ma
questo è impossibile!
Voglio
dire, io sono la Cacciatrice, giusto? Quindi, in teoria, dovrei avere una
resistenza superiore a quella di chiunque altro, no?
E
allora come ho fatto a sbronzarmi così???
Confusa,
domando: “Dove siamo?”. Si perché vedo solo alberi, qui intorno, che non
sono esattamente gli indizi più precisi per riconoscere un posto.
Spike
smette di giocherellare con i miei capelli: “Al parco. Era il posto più
vicino che mi è venuto in mente” si giustifica, stringendosi nelle spalle.
Io
resto in silenzio, guardandomi intorno con occhi nuovi. E’vero, è proprio il
parco. Ora lo riconosco.
Lui
cerca nuovamente il mio sguardo: “Come ti senti?” chiede, in tono
apprensivo.
Lo
fisso per un attimo. E’ preoccupato, preoccupato per me, ed è incredibilmente
tenero, in questo momento.
Gli
sorrido. In fondo se lo merita: “Bene… meglio. Molto meglio”.
Lui
ricambia il mio sorriso, sollevato: “Ti rimetterai presto, Cacciatrice. Hai la
pelle dura”.
Restiamo
per qualche istante a guardarci, un po’ imbarazzati, incerti sul da farsi.
Poi
Spike spezza il silenzio: “Mi dispiace di non aver trovato i tuoi amici. Forse
adesso sono al locale, che ti stanno aspettando”. Mi fissa per un attimo “Se
vuoi andarci, io…”.
“No!”
lo blocco subito. Il solo pensiero di tornare in quel posto buio e angusto mi
stringe lo stomaco.
Scuoto
debolmente la testa: “No, io… non sono più dell’umore adatto. E poi, ho
ancora la testa che mi scoppia” sospiro, massaggiandomi lentamente le tempie.
Sento
il braccio di Spike circondarmi le spalle, e la sua voce calda mormorare:
“Starai presto meglio, vedrai”.
Lo
spero proprio.
Ancora
silenzio. Sto per parlare, quando, di nuovo, lui mi anticipa: “Posso fare
qualcosa per te?”.
Oh…
accidenti a lui! Perché è così maledettamente carino?
Sospiro
e annuisco, guardandolo di sottecchi: “Portami a casa, per favore”.
Spike
balza giù con agilità dalla panchina, piazzandosi di fronte a me. Lo guardo, e
lui mi tende una mano: “Ce la fai a camminare, no?”.
Bella
domanda. Non ne ho la minima idea.
Afferro
la mano che mi porge e lui mi aiuta a tirarmi su. Finisco praticamente fra le
sue braccia, i nostri visi pericolosamente vicini.
Oh-oh.
So fin troppo bene come vanno a finire queste cose, perché è già successo
un’infinità di volte. L’ultima stamattina…
Sento
il mio respiro farsi affannoso, e non capisco perché. Bè, d’accordo, forse
lo devo alla vicinanza della bocca di Spike alla mia. Deglutisco piano e lo
guardo. Mi sta fissando sfacciatamene le labbra, e non ci vuole un genio per
capire cos’ha intenzione di fare.
Mi
tiro indietro, liberandomi con decisione dalla sua presa. Lui mi lancia
un’occhiata per metà delusa e per metà contrariata, ma stavolta non tornerò
sui miei passi.
E
a proposito di passi…
Appena
tento di camminare, la testa prende a girarmi vorticosamente. Sento che sto
perdendo l’equilibrio, e istintivamente boccheggio: “Spike!”.
Lui,
che mi aveva preceduto lungo la strada, torna rapidamente indietro,
affiancandomi e sorreggendomi: “Buffy! Va tuto bene?” chiede ansiosamente,
mentre quasi mi accascio contro il suo petto.
Prendo
un respiro profondo e, lentamente, mi raddrizzo, scostandomi appena da lui:
“Si… ce la faccio da sola”. Vorrei aggiungere un *grazie*, ma mi manca la
voce.
Spike
sbuffa leggermente: “Meglio così, anche perché io in braccio non ti
porto!”.
Ecco,
ora si che sono contenta di non averlo ringraziato!
Lo
fulmino con un’occhiata e lui mi lascia, anticipandomi lungo il sentiero.
Sicura,
muovo qualche passo… ma vengo colta da una vertigine, mentre un conato di
vomito mi assale.
Stavolta
Spike si accorge da solo della situazione, e di nuovo mi è accanto, sospirando:
“Oh, certo, sei davvero in ottima forma Cacciatrice!” commenta sarcastico.
Mi guarda di sbieco e sembra raddolcirsi: “Dai, appoggiati a me”.
Ehi,
ma per chi mi ha preso??? Non ho bisogno di aiuto, io, sono forte, sono…
Oh.
Dio, che nausea.
Il
mio arrogante soccorritore si accorge della mia espressione – devo avere un
colorito meravigliosamente grigio – e sbuffa: “Andiamo, smettila di fare la
preziosa. In queste condizioni, a casa da sola non ci arrivi”.
Lo
detesto. Giuro che lo detesto.
Ma
mi resta solo lui.
Sospirando,
gli passo un braccio intorno alle spalle, e lui mi lascia scivolare il suo
attorno ai fianchi. Odio doverlo
ammettere, ma è rassicurante potermi finalmente appoggiare a qualcuno. Non mi
sento esattamente un’equilibrista, in questo momento, e Spike è l’unica
cosa ferma, in questo parco che mi gira furiosamente intorno.
Emetto
un basso gemito, e sento la sua stretta diventare più salda.
“Coraggio,
tesoro… uno, due, tre…” mi incita, e comincia a camminare.
Mi
aggrappo al suo corpo come se ne andasse della mia vita, e lentamente inizio a
trascinarmi insieme a lui, che rallenta pazientemente per stare al mio passo.
So
che è l’ultima cosa a cui dovrei pensare, in una situazione del genere (si,
perché, anche se non mi piace lamentarmi, ho la testa che minaccia di eruttare
da un momento all’altro, esattamente come il mio stomaco…), ma non posso
fare a meno di pensare a quanto sia… bello, il contatto col corpo di Spike.
Voglio dire, ci siamo… ehm… toccati in molte altre occasioni, e non
propriamente vestiti, ma… stavolta è diverso. Stavolta è rassicurante.
Stavolta…
Stavolta
mi fido di lui.
********
Oddio,
ma quanto dista casa mia dallo stramaledettissimo parco???
Siamo
arrivati, ma abbiamo camminato per millenni. Sono a pezzi, e Spike lo è anche
di più (non lo biasimo, poveraccio: ha dovuto praticamente trascinarmi per
tutta la strada).
Appena
arriviamo sotto il portico, mi stacco da lui e mi accascio letteralmente contro
una colonna. Rischio di vomitare l’anima da un momento all’altro (splendida
immagine, molto elegante), e mi rifiuto di fare anche solo un altro passo.
Spike,
poggiato alla colonna di fronte la mia, mi scruta attentamente. Ci mette un
po’ prima di decidersi a parlare:
“Che
cosa dirai a Dawn?”.
D’accordo,
adesso mettetevi nei miei panni. Il mio stomaco è una lavatrice in centrifuga.
La mia povera testa è in pieno tsunami. Potrei svenire, per quanto sono stanca,
e i miei *comodi* stivaletti mi hanno regalato delle vesciche giganti.
Tenete
conto di tutto questo, prima di considerarmi un’idiota totale.
Lo
guardo senza capire, e Spike sospira: “Voglio dire, non penso sarebbe una gran
dimostrazione di maturità, dire alla tua influenzabile sorellina che sei andata
in un locale a sbronzarti con uno spietato vampiro represso” commenta, il
solito tono di voce insopportabilmente casuale.
Lo
fisso come se fosse un alieno, e poi distolgo lo sguardo.
Ok,
ha ragione lui. Ma ci sono almeno un paio di pecche nel suo bel discorsetto.
Tanto
per cominciare, io non sono sbronza. No. Sono solo un po’… brilla.
Seconda
cosa, non sono *uscita* con un vampiro. E’ lui che è uscito con me.
E
infine, andiamo, Spike vi sembra *spietato*? Oppure – cosa ancora più assurda
- *represso*?? Represso, Spike?? Ma dico, stiamo scherzando?? E’ la persona
– o meglio, la creatura – più
disinibita che conosca!
Certo,
però, che riguardo a Dawn non posso proprio dargli torto…
Sospiro:
“Hai in mente qualcosa?” mugolo in tono flebile.
Si,
esatto, sto chiedendo aiuto
a Spike. Ecco a cosa mi sono ridotta.
Bè,
non è certo la prima volta.
Lui
fa schioccare la lingua, dubbioso: “Uhmm… bè, potremmo dirle che sei stata
attaccata da un demone mentre eri di ronda, e che io ti ho incontrato e portata
a casa” suggerisce, in tono poco convinto.
…
Oh,
Grazie Signore!
I
miei occhi fanno *blink-blink*, e mi illumino: “Perfetto!” esclamo,
sorridendo.
Spike
mi guarda leggermente sorpreso, poi si acciglia: “Davvero pensi che sia una
buona idea?” chiede timidamente.
Gli
sorrido di nuovo e mi tiro su, aiutandomi con la colonna alle mie spalle.
Annuisco: “Certo. Non fa una piega!” commento, e noto con piacere che lui
sorride.
Dopo
questa maledetta serata, sono terribilmente in debito con Spike.
…
Bè… saprò ripagarlo come si deve…!
Sospirando,
mi poggio contro lo stipite della porta e tiro fuori le chiavi. Sento lo sguardo
di Spike perforarmi mentre, barcollando leggermente (ebbene sì, sono ferma, ma
barcollo ugualmente), infilo la chiave nella toppa e la giro.
La
porta si apre, ed è un attimo.
Prima
che possa anche solo pensare di entrare, mi sento afferrata e sollevata di peso.
Mando
un gridolino sommesso: non è paura – so fin troppo bene a chi appartengono le
braccia che mi cingono – ma sorpresa. Incontro gli occhi di Spike e lo fisso,
battendo le ciglia, interdetta.
Lui
sorride e si china sul mio viso, appoggiato al suo petto, sussurrando: “Se
dobbiamo fare questa cosa, tanto vale farla bene, no?”.
E
poi, senza darmi il tempo di riflettere sulle sue parole, varca la soglia
chiamando mia sorella.
Si
chiude la porta alle spalle con un piede (le sue braccia cono occupate a
sorreggermi, effetto *sacco di patate*) e mi pilota in soggiorno.
Dawn
e Sophie sono sedute sul divano, davanti alla TV. Mia sorella sta innocentemente
ingozzandosi con chili e chili di pop-corn (esattamente come le avevo
raccomandato di non
fare), e la sua vigile (!) baby-sitter sembra sul punto di addormentarsi.
Ma,
appena vedono Spike comparire sulla soglia con me
in braccio, entrambe sbarrano gli occhi e scattano in piedi (e, nel farlo, Dawn
lascia cadere a terra la ciotola con i pop-corn, che si riversano implacabili
sul pavimento).
“Spike!
Buffy! Oddio, che è successo?” esclama mia sorella, precipitandosi verso di
noi. Poveretta, ha l’aria terrorizzata.
Spike
si affretta a rassicurarla: “Non preoccuparti Briciola, non è niente”, e le
racconta brevemente la storiella del demone, e della ronda.
Quella
ronda che avrei dovuto fare, e che non ho fatto, perché troppo ubriaca persino
per reggermi in piedi.
E
io sarei la miglior Cacciatrice degli ultimi tempi?
“Deve
riposare, adesso” sento Spike dire. Oh, si, vi prego! Voglio solo dormire per
duecento anni.
Dawn
mi si avvicina e mi accarezza i capelli: “Buffy… come ti senti?”.
Io
scosto il viso, sprofondato nella maglietta di Spike, e le sorrido, incontrando
il suo sguardo: “Stà tranquilla Dawnie. Mi rimetterò presto” mormoro
flebilmente. Non perché non avrei la forza di parlare normalmente, sia
chiaro… sto solo cercando di dar maggior credibilità alla frottola imbastita.
Mia
sorella e Sophie (che, pur essendo sorpresa, continua ad avere un’aria molto
assonnata) si spostano per lasciarci passare.
Spike
si china ad adagiarmi con estrema delicatezza sul divano. Mi aiuta a sedermi, e
per un attimo i nostri occhi si incontrano. Lui mi sorride teneramente: “Non
preoccuparti per la ronda, amore. Ci penso io a… finirla” mi rassicura. Io
gli sorrido in rimando, sussurrando un timido: “Grazie”.
Lo
vedo illuminarsi, come se gli avessi detto chissà quale cosa stupenda. Ho
davvero tutto questo potere, su di lui?
Mi
aiuta a mettermi sdraiata, e non riesce a resistere alla tentazione di
accarezzarmi lievemente la guancia, prima di rialzarsi.
Io
chiudo gli occhi, sorridendo. Il mal di testa comincia finalmente ad
affievolirsi, e la nausea mi sta dando un po’ di tregua. Quindi, in questo
momento, mi sento ben disposta verso il mondo intero.
Sento
Spike e Dawn parlare tra loro, ma non riesco a cogliere ciò che si dicono. Mi
rilasso contro i morbidi cuscini del divano, stanca e sollevata.
E’
stata una serata disastrosa, ma tutto sommato poteva anche andare peggio. Non so
cosa avrei fatto, se fossi stata da sola.
Spike
mi è stato di grande aiuto. Si è… preso cura di me.
Mi
ritrovo a pensare a quanto sia cambiato… penso al mostro che era, e all’uomo
(proprio così, all’uomo) che è diventato. Penso alle attenzioni che ha per
me e per mia sorella, e vengo colta da un ineluttabile impeto d’affetto.
Affetto,
o…?
E
in un attimo decido.
“Spike!”
chiamo.
Anche
se ho gli occhi chiusi, riesco quasi a vederlo voltarsi verso di me, l’aria sorpresa e leggermente
ansiosa.
Sporgo
timidamente le braccia nella sua direzione, sentendomi come un neonato che
reclama attenzioni.
Per
qualche momento non succede nulla. Poi, lentamente, lo sento avvicinarsi.
Socchiudo
gli occhi e prendo le sue mani, attirandolo verso il divano. Vedo Dawn fissarmi,
sorpresa, ma non m’importa nulla. C’è una cosa che devo fare, che è giusto
che faccia.
E
poi, se davvero dovessi trovarmi alle strette, potrei sempre rimangiarmi tutto,
adducendo la colpa all’alcool!
Guardo
per un attimo Spike, vedo la sua espressione confusa, e sorrido.
Sposto
leggermente le gambe di lato per fargli posto, e lo tiro verso il basso,
praticamente costringendolo a sedersi sul bordo del divano.
Osservo
i suoi occhi, sempre più stupiti, mentre lentamente lo attiro a me.
E
poi lo bacio.
Davanti
a Dawn.
Davanti
a Sophie.
Dischiudo
le labbra, accarezzando dolcemente quelle di Spike con la lingua, finchè sento
le sue aprirsi, in risposta. Le nostre lingue s’intrecciano per un brevissimo
istante; poi lo allontano gentilmente da me.
Non
ci sono parole per descrivere la sua espressione, in questo momento. E’
semplicemente impagabile.
E
non ho ancora finito.
Lo
guardo attraverso le palpebre semi-abbassate: “Grazie, Spike. Di tutto”
sussurro, e finalmente chiudo gli occhi.
Intorno
a me cala il silenzio più totale.
Ma
solo per un istante.
Sento
Dawn boccheggiare ed emettere un mugolio non meglio identificato.
Spike
deglutisce e si rialza di botto dal divano, come se avesse preso la scossa.
Sophie
– che non ha la minima idea di quanto stia succedendo, beata lei! – deve
trovare la cosa molto dolce, perché sospira sonoramente.
Il
mio sorriso si espande, mentre, divertita, sento Dawn farfugliare: “Spike…
ma cosa…?”.
E
diventa ancora più ampio quando avverto la risposta di lui:
“Credo
che ci sia appena stato un cambiamento di regole, Briciola!”.
La
sua voce è l’ultima cosa che percepisco, prima di scivolare nel sonno,
cullata da un confortante pensiero.
Come
al solito, Spike mi capisce meglio di chiunque altro.
Ha
ragione lui.
Le
regole sono cambiate.
E
sono stata io a cambiarle.
Fine.